José Saramago

José Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998, è uno degli esponenti più importanti della letteratura portoghese. È stato autore di numerosi romanzi, racconti, opere teatrali, saggi e cronache. Qui mi limiterò a parlare dei suoi romanzi, parte della sua vasta opera letteraria che più mi ha appassionato.

Molti suoi romanzi nascono da un evento surreale, improbabile ma raccontato in modo realistico e impeccabile, in grado di aprire un percorso che porta lentamente il Sistema al tracollo. Popolazioni di città a volte indefinite si ritrovano di fronte a eventi imprevisti e mai vissuti prima, che non sanno come gestire. In Cecità quell’evento è, come suggerisce il titolo, l’improvvisa e inspiegabile cecità degli abitanti senza nomi di una città mai citata; ne La zattera di pietra l’evento è la separazione della penisola iberica dal resto dell’Europa; mentre in Saggio sulla lucidità, l’evento che sconvolge il Sistema è il risultato di un’elezione comunale di una città indefinita in cui tutti gli abitanti votano una scheda in bianco; o ancora ne Le intermittenze della morte la gente smette improvvisamente di morire. A partire da questi eventi, Saramago costruisce le sue storie raccontando il collasso del Sistema.

Ci racconta come l’essere umano tira fuori la sua parte più abietta, come cade nella sua più misera cattiveria contro chi si ritrova in difficoltà e ha bisogno d’essere aiutato. Saramago fa emergere l’egoismo dell’uomo che non accetta chi è diverso e che si trova in difficoltà per un motivo di cui non ha nessuna colpa; che non prova empatia verso i suoi simili e si vanta di ubbidire al Sistema solo per codardia, perché non riesce a vivere come quel diverso che disprezza e sopravvive con coraggio.

Tra le numerose opere letterarie di Saramago, possiamo trovare anche vari romanzi che raccontano la vita di individui soli, che subiscono un cambio repente nella propria esistenza che li fa fuggire dalla loro solitudine. Individui peculiari, nostalgici, che rinascono all’improvviso, come in Tutti i nomi, L’uomo duplicato, di cui è stato tratto un interessante film intitolato Enemy con Jake Gyllenhaal, o La caverna. Saramago ci ha regalato questa rinascita dei suoi personaggi persino scrivendo di Gesù nel suo Vangelo secondo Gesù Cristo.

Ne L’uomo duplicato, uno dei miei libri preferiti di Saramago, il protagonista s’imbatte per sbaglio nella sua copia, individuo dalla perfetta somiglianza che non è un sosia ma un autentico doppio. Quella scoperta stravolge la vita del protoganista che inizia una disperata ricerca della verità che si nasconde dietro l’esistenza del suo doppio. Si ritroverà a vivere una vita parallela fino a un inquietante incontro che viene ricreato, anche se in un altro contesto sociale, anche nella pellicola con Jake Gyllenhaal.

I libri di Saramago si riconoscono facilmente per il suo stile, altro aspetto che mi fa apprezzare l’autore portoghese. Fiumi di parole con punteggiatura limitata, dove i dialoghi si mischiano con armonia alle descrizioni e ai pensieri di un autore che è sempre critico con la società senza mai perdere la propria ironia. Qui ho citato parte della sua vasta opera letteraria, la mia preferita, ma è comunque un autore di cui consiglio di leggere il più possibile, soprattutto di questi tempi in cui, almeno nel mio caso, è in grado di non far sentire soli i suoi lettori, e non è poco.

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