Roberto Bolaño

Bolaño è uno di quegli autori di cui ci si può appassionare e leggere tutto quello che ha scritto, o che si può odiare dopo aver letto qualcuno dei suoi racconti o un centinaio di pagine di un suo romanzo. Io mi sono appassionato a quasi tutto quello che ho letto della sua produzione letteraria. Bolaño è difatti uno dei miei scrittori preferiti, e in questo post vi spiego il perché.

Il tema principale dei libri di Bolaño è il viaggio, fisico e spirituale, sempre presente nei suoi scritti. I viaggi dei suoi libri sono stati ispirati sempre dai suoi viaggi reali, che l’hanno portato dal Cile al Messico, passando per l’Europa, dove ha vissuto in Spagna e visitato parecchie volte l’Italia. La sua produzione letteraria è ambientata per esempio in sud e nord America, Barcellona, altre zone della Catalogna e Roma. Il viaggio ha vari obiettivi nelle sue opere. Si parte alla scoperta dell’arte: della poesia ne i I detective selvaggi (titolo originale Los detectives salvajes), uno dei miei romanzi preferiti, o della letteratura, come in due dei cinque libri che compongono il suo postumo 2666, La parte di Arcimboldi e La parte dei Critici. E ancora il viaggio alla scoperta di luoghi sconosciuti, di nuovi stimoli, o di persone che si ammirano, come avviene anche in tanti racconti delle sue raccolte più famose Chiamate telefoniche (titolo originale Llamadas telefónicas) e Puttane assassine (titolo originale Putas asesinas). Le descrizioni dei posti e le sensazioni dei suoi personaggi legati a quei luoghi sono impeccabili. Per esempio non tralasciava le descrizioni dei profumi, dei panorami o delle tradizioni, lasciando sempre intendere come lui avesse vissuto personalmente ciò che rappresentava nel suo mondo letterario. Inoltre quelle descrizioni le sapeva trasmettere con eleganza.

Quello che più mi piace di Bolaño è che riusciva a parlare di poesia senza scrivere in versi, o parlare di pittura senza descrivere la genesi di un quadro. Riusciva a trasmettere l’arte anche nel suo stile, con frasi enigmatiche che nascondono un significato profondo, giri di parole eleganti che fanno riflettere il lettore. Tuttavia a volte esagerava con questa ricerca stilistica in quello che scriveva e credo che forse sia proprio questo a stancare molti dei suoi lettori, risultando troppo alternativo e a volte incomprensibile. Come in Anversa (titolo originale Amberes), libro dallo stile narrativo convulso che ha innervosito tanti critici e suoi lettori appassionati (compreso me) o Stella distante (titolo originale Estrella distante). Sono entrambi libri che difatti non consiglierei a chi volesse iniziare a leggere Bolaño.

È stato anche autore di romanzi thriller, come La parte dei delitti, un altro dei libri che compongono 2666 e La pista di ghiaccio (titolo originale La pista de hielo). Non è un genere che mi piace leggere di solito, ma Bolaño ha mantenuto il suo stile elegante ed enigmatico anche in questi romanzi che ho apprezzato pur essendo di un genere letterario che non prediligo. Cito infine la sua opera ambientata a Roma, Un romanzetto canaglia (titolo originale Una novelita lumpen), libro che mi è piaciuto molto, nostalgico e crudo, che mi ha ricordato a tratti il neorealismo di Pasolini.

Bolaño è morto nel 2003 a cinquant’anni. Ci sono vari libri pubblicati dopo la sua morte, tra i quali il già citato 2666. Ce ne sono altri che non ho ancora letto e che sicuramente citerò sui miei canali se per me ne varrà la pena.

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