Nero – Recensione

… Nella notte… fredda e scura… chi ha paura? chi ha paura?… Ha paura… l’assassino d’incontrare il suo… destino… …
Autore: Tiziano Sclavi
Pagine: 224
Anno: 1994 (Seconda Edizione)
Casa Editrice: Fabbri editore
Disponibilità: Libro Cartaceo e Versione E-book
Dove acquistarlo: Amazon

Ho di recente recuperato quei pochi libri di Tiziano Sclavi che non avevo ancora letto. L’autore di Dylan Dog, opera ben più famosa dei suoi romanzi, di cui ho parlato già qui, mantiene anche in Nero il suo solito stile a metà strada tra una sceneggiatura di un film e un fumetto. Frasi corte e chiare in capitoli brevi che rendono la lettura fluida e che nascondono una storia a tratti ermetica da scoprire in tutto il suo terrore. È un libro difficile da collocare in un particolare genere letterario. Direi che è principalmente un thriller perchè tutto ruota intorno a un macabro delitto in una realtà quasi onirica, ma che regala momenti di drammi familiari e ironia.

È un libro sperimentale come tutte le altre opere di Sclavi, che cerca sempre di stupire il lettore proponendo qualcosa di nuovo. In questo libro l’autore per esempio usa spesso dei Flash forward, azioni descritte nel presente ma che accadranno nel futuro, che annunciano fatti che forse avverranno, fatti inquietanti che rabbrividiscono il lettore per un orrore che potrebbe svilupparsi solo nella mente dei personaggi, o forse no.

Sudato, teso nello sforzo, sta cercando di far stare tutto il cadavere dentro la valigiona. Sbuffa. Manda dentro una gamba ed esce un braccio, manda dentro il braccio, ed esce la testa. Sembra una gag.

In Nero troviamo tutte le componenti tipiche degli scritti di Sclavi, l’orrore, lo splatter, il sarcasmo, la nostalgia e la poesia. I suoi personaggi stravaganti, vestiti da spiaggia in pieno inverno, o che fanno la pipì sempre sulla ruota della stessa macchina, fanno da sfondo a una coppia che se ne va in giro con un cadavere di cui si devono disfare. A un certo punto la storia vira verso il surreale, confondendo il lettore, chiedendogli di fare uno sforzo enorme per dare alla vicenda una logica, celata volutamente da Sclavi. Lui lo fa sempre, anche nei numeri chiave di Dylan Dog, come Morgana e Storia di nessuno, è una parte importante del suo mondo che può piacere o meno. A me piace, sia nei suoi romanzi che nei suoi Dylan Dog quando avevano ancora un senso, ma quella è un’altra storia di cui ho già parlato in quel post citato qualche paragrafo fa.

Chissà perché, quando uno muore si dice sempre “è la vita”.

6 commenti

  1. Per tutti gli anni ’90 ho letto appassionatamente Dylan Dog, ne portavo copie da leggere ai miei alunni nei tempi morti e insieme abbiamo realizzato un ipertesto (all’epoca andavano di moda) che collegava le storie dell’investigatore dell’incubo a classici come Metamorfosi di Kafka, Fiori per Algernon, Dottor Jekyll e Mister Hyde, i quadri di Magritte e tanto altro ancora! Sclavi è un genio, ma devo dire che ho amato molto il fumetto, non ho apprezzato i libri, che mi sono sembrati nettamente inferiori

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    • Anch’io credo che i Dylan Dog siano meglio dei suoi libri. Ho iniziato a leggere i suoi romanzi, appunto, per la mia passione per il suo fumetto. Mi piace molto ‘Mostri’, gli altri suoi libri li ho trovati interessanti, ma non mi hanno fatto impazzire. Me ne mancano ancora due, ‘Dellamorte Dellamore’ e ‘Il tornado di valle Scuropasso’, li leggerò presto e probabilmente ne parlerò.
      P.S.: bella l’idea dell’ipertesto 🙂

      Piace a 1 persona

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