Oggi segnalo altri sette libri di autori statunitensi di cui ho parlato sul mio profilo Instagram, @mia_nonna_fuma.
In questo post arriva un nuovo autore che mi ha deluso tutte le volte in cui l’ho letto; un grande classico che avevo in lista da tempo; un altro nuovo arrivo: uno degli scrittori più amati tra i profili letterari che seguo e che ho iniziato ad amare anch’io; il ritorno felice di un Pulitzer; un grande scrittore di cui ho parlato tanto ma di cui sto ancora scoprendo nuove sorprendenti opere; una delle autrici più prolifiche (e grandi) di tutto il nord America che scrive opere di diversi generi letterari; un classico del blog Mia Nonna Fuma che torna con uno dei suoi romanzi più stravaganti.
| Rileggo Ford dopo la delusione di Canada confidando nelle belle parole spese da tanti sulla sua prosa: niente, non ce la faccio. Lo sportswriter riflette, viaggia, mangia, incontra amici, ex fidanzate, va in bagno, scrive, legge, a volte ci parla del figlio morto (unici momenti emozionanti del libro) e non esce da questo egocentrismo tedioso che non lascia spazio a una storia. La scrittura è fluida, riconosco un autore abile quando sfoglio le sue pagine, la lettura scorre senza incepparsi in strutture semantiche complesse, ma non basta. Dietro la prosa di Ford ancora una volta ho trovato il nulla, o quasi. |
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Questo libro all’inizio mi ha spiazzato, non ne comprendevo l’esito. È a detta di tanti un capolavoro ed io ero tentato a mollarlo. Ma i piccoli drammi, la frustrazione di chi ha sbagliato e non può tornare indietro e il malessere dei protagonisti hanno lentamente generato la distruzione del sogno americano raccontata con rabbia e disperazione. È quella distruzione a me tanto cara che apprezzo nelle opere di Philip Roth e Joice Carol Oates. Ma Yates è arrivato prima, magari avrà ispirato quella rabbia diffusa tra autori che amo leggere, o forse no. Comunque, state lontani da tutti loro se cercate finali felici. |
| Leggendo ‘La strada’ ho provato angoscia, impotenza, a tratti terrore (mi capita raramente). Scritto con un linguaggio essenziale, con dialoghi corti e secchi, il romanzo racconta una vicenda senza passato e futuro, una lotta per sopravvivere su una strada interminabile, gelida, spaventosa e pregna di ceneri misteriose che accompagnano i protagonisti senza nomi. La strada non ha né un contesto, né una storia, è una lotta per fuggire da individui enigmatici che si nutrono di carne umana. Il romanzo è una distopia tetra e difficile da digerire, un insolito premio Pulitzer. La consiglio agli amanti del genere, tanto. |
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Una fisarmonica costruita in Italia emigra negli USA e si muove tra diversi stati portando sfiga ai poveri diavoli che la usano. Passa di mano in mano in diverse epoche e viene usata dall’autrice per raccontare l’immigrazione, il razzismo e l’illusione del sogno americo. Per ogni capitolo la fisarmonica è protagonista della storia di un popolo che è vittima del razzismo e che a sua volta odia altre razze. Quindi l’autrice ci racconta anche l’idiozia dell’essere umano, e lo fa con un sarcasmo unico. In questo romanzo ho ritrovato la grande Annie Proulx di Avviso ai naviganti, consigliato. |
| Ci sono scrittori che non hanno bisogno di un plot accattivante per essere apprezzati. Sono come quelle persone con cui chiacchieri volentieri per il loro carisma, la loro esperienza e cultura indipendentemente dall’argomento della conversazione. Philip Roth è uno di quegli autori. Qui ci parla di un artista di successo, dei suoi fallimenti come padre e marito, delle sue malattie. Philip regala emozioni, rimpianti e paure con un testo fluido che ammalia. In realtà lo fa sempre, con o senza un plot interessante, e io lo trovo immenso anche quando scrive storie noiose. |
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Avete presente il sogno americano, quello del coraggio, della speranza e del lavoro duro che regalano la felicità? Ecco, quando leggete JCO non sperate di trovarlo, perché lei quel sogno lo beffeggia, lo smentisce e racconta gli USA reali per la maggior parte degli statunitensi. Lei racconta il razzismo, il bigottismo, le armi, la misoginia, la povertà, la vigliaccheria e l’illusione con una prosa cinica e spietata. L’unico problema che trovo in alcuni dei suoi libri, tipo Il giardino delle delizie, è la lunghezza. L’inganno del sogno, difatti, si potrebbe scoprire lo stesso con cinquanta pagine in meno. |
| Persino quando la storia prende una piega che non m’interessa il caro Paul non mi delude. Il romanzo parte ed evolve con atmosfere che richiamano Dickens (un ragazzino sfigato viene riscattato da un maestro saggio che gli vuole insegnare a volare), ma all’improvviso vira verso il mondo di Auster. L’immaginario s’intreccia con la realtà, l’impossibile viene raccontato come se fosse possibile, la storia diventa imprevedibile perché Auster inizia a trasformarla in ogni capitolo. Mister Vertigo forse non è tra i suoi migliori romanzi, ma lo consiglio lo stesso perché i grandi autori qualcosa te la trasmettono sempre, anche quando rievocano scrittori per me narcotici. E Paul Auster è un grande autore. |
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La strada di C. Mccarty è un romanzo breve che mi è piaciuto molto. Penso che ci ritornerò.
Mi ha colpito l’ostinazione del papà di andare avanti con il figlio.
Hai letto altro dello scrittore?
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Non ho letto nient’altro di suo, ma mi ha incuriosito e cercheró sicuramente altro. Tu conosci altri suoi libri da consigliare?
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Una persona attenta mi ha suggerito per entrare nel mondo di Cotman: iniziare con la strada, poi il suo capolavoro Surtress poi Meridiano di sangue.
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Seguiró il consiglio, grazie!
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Grazie a te! Ciao.
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ottimi suggerimenti..spiace leggere che Canada sia stato un po’ una delusione. Avevo intenzione di leggerlo
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In realtà io conosco molta gente a cui è piaciuto. L’inizio è spettacolare ma poi secondo me il resto della storia non è stato all’altezza.
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Tutti grandi autori e autrici
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