L’invenzione del suono – Recensione

…Il grido era risuonato, e si era verificato lo smottamento. Il capovolgimento. Il produttore si era ridotto a mero corpo. La bocca si era spalancata per mimare il suono. Era la reazione tipica ai gesti o agli slogan migliori. Come un amo da pesca, conficcava artigli nel pubblico e diventava parte di loro. Un parassita era quel grido.…
Autore: Chuck Palahniuk
Pagine: 240
Anno: 2021
Casa Editrice: Mondadori
Disponibilità: Libro cartaceo e versione digitale
Dove acquistarlo: ibs

Pigmeo, romanzo del 2009 di Chuck Palahniuk, rappresentò per me il declino dell’autore statunitense rafforzato dal successivo Dannazione. A quell’epoca per me il caro Chuck era diventato vittima del suo stile, che io amo, ma aveva iniziato a ripetersi, addirittura a copiarsi male, pensavo fosse diventato un fenomeno commerciale che ormai scriveva per inerzia succube del suo successo. Ma dopo 11 anni il vero Chuck, quello geniale di Fight Club e Invisible Monster, è tornato, perché L’invenzione del suono riesce a mandare in paranoia come i vecchi tempi grazie alle ossessioni e alle violenze surreali dei suoi protagonisti e alle loro dinamiche psicotrope.

Riecco quindi i veri personaggi di Chuck, quelli che assorbono la storia e accompagnano il lettore in una serie di aneddoti creando una narrazione stravagante, a tratti onirica, ma sempre lucida. Mitzi Ives è nota per il suo talento nel riprodurre suoni per il cinema, soprattutto quello horror. Le urla che riproduce sono agghiaccianti, maledettamente realistiche, anzi sono proprio reali, visto che le crea torturando gente, mentre è strafatta di una sostanza che le distorce i sensi (tranquilli, non è uno spoiler). Gates Foster è un padre disperato per la perdita della figlia. Dopo 17 anni non è ancora rassegnato e trascorre il tempo tra siti di pedofili con la speranza di ritrovare la figlia forse rapita da un pervertito. Queste poche righe che descrivono i personaggi sono solo la breve introduzione di un mondo che oscilla tra lo psichedelico e il gore a tinte punk -solo Chuck Palahniuk riesce a farmi descrivere le sue opere in questo modo.

I due protagonisti a un certo punto s’incrociano, incontrano altri personaggi stravaganti che arricchiscono una storia a tratti criptica perché richiede una concentrazione enorme per essere seguita, ma che non smette di stupire. Quando si pensa di essere entrati in sintonia con la storia arriva un finale che rivela una verità o forse un delirio che di vero non ha nulla. Insomma, bentornato Chuck.

4 commenti

  1. Interessante. Ho letto un romanzo di Palahniuk, non ricordo piu’il titolo (parlava di aerei e sette religiose). Mi piacque, ma non lo trovai molto fluido nella storia (troppo piena di strappi temporali). I titoli che segnali, credo siano quelli da cui partire.

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