And the ass saw the angel – Recensione

…By the time the moon comes shining over the top of yonder trees – that is to say, in approximately sixty minutes – mah soul will have departed from, and in no way will have remained in, this here world…
Autore: Nick Cave
Pagine: 320
Anno: 2003
Casa Editrice: 2.13.61
Disponibilità: Libro cartaceo e versione digitale
Dove acquistarlo: Amazon

Nick Cave non è un cantautore convenzionale, si può apprezzare solo se capito a fondo, e capirlo a fondo non è per niente semplice. Io non riesco a tenerlo come sottofondo se non sono concentrato perché lui non ha nessun pezzo con il motivetto che ti può distrarre dal testo e che puoi apprezzare anche se non capisci tutte le parole, tipo Hallelujah di Leonard Cohen o Like a rolling stone di Bob Dylan. Per me ascoltare Nick Cave è quasi solo ascoltare poesia. Fatico a seguirlo senza leggere i testi prima di ascoltare i suoi pezzi e riesco ad apprezzarlo a fondo solo quando lo leggo. Ecco perché non vedevo l’ora di leggerlo anche quando ho scoperto che ha scritto dei romanzi. Me ne sono accorto in una libreria vintage che vende solo libri usati, quando mi ritrovai tra le mani And the ass saw the angel ad un prezzo stracciato.

Il libro è difficile da seguire, come i suoi pezzi. È una sorta di omaggio al suo primo album, From Her to Eternity, ne riprende le tematiche e qui approfondisco il romanzo anche se, ahimè, c’è poco da approfondire. Sono tematiche fuori dalla mia zona di conforto (come lettore), visto che la storia ruota intorno a una setta religiosa che mi ha innervosito (come tutte le sette religiose d’altronde), visioni angeliche e/o demoniache e torture, soprattutto su animali, senza sconti in termini di spargimenti di sangue. Lo stile del romanzo ricorda i testi dei suoi pezzi: uno stile ermetico ed elegante, non so se esista una versione in italiano del libro, comunque lo reputo perlomeno utile ad arricchire il proprio inglese grazie a un linguaggio aulico nei pezzi (pochi) che per me vale la pena leggere. Una storia pregna di sangue, dicevo, ma con un linguaggio quindi sopraffino, un esercizio linguistico che consiglio a chi si vuole avventurare in questo inglese elegiaco che racconta storie di morte e disperazione.

Concludo qui le belle parole. I personaggi sono tutti sgradevoli, c’è chi tortura animali e chi maltratta bambini, e come sfondo i membri di quella setta religiosa che ho citato all’inizio e che approfitta di gente disperata. Il romanzo è un ciclo di violenze, disgrazie, torture psicologiche e fisiche, visioni, incubi e preghiere che si ripete per oltre 350 pagine e da lì non si esce. Il libro è composto quindi da un susseguirsi di aneddoti splatter che in fondo non creano una storia. Preferisco il Cave musicista, anche i suoi pezzi trasudano orrori, come il suo Murder ballads con testi che descrivono omicidi; ma quei pezzi almeno sono brevi e raccontati dalla bellissima voce di Cave, mentre il suo libro non ha voce, solo tanta inutile e inconsistente violenza.

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