In culo al mondo – Recensione

…A quell’epoca coltivavo l’insensata speranza di poter un giorno volteggiare in spirali graziose intorno alle maestose iperboli del professore negro, indossando stivaletti bianchi e pantaloncini rosa, scivolando fra quel rumore di carrucole alle quali ho sempre associato il volo difficile degli angeli di Giotto che si pavoneggiano nei loro cieli biblici in un’innocenza da marionette…
Autore: António Lobo Antunes
Anno: 2000
Pagine: 205
Casa Editrice: Einaudi
Disponibilità: Versione cartacea e digitale
Dove acquistarlo: Einaudi

Penna in mano e concentrazione, perché di questo libro non si butta nulla. Non c’è una pausa, non una frase buttata lì per far numero: solo bellezza, simbolismi e colpi di genio. Sullo sfondo, nelle prime pagine, aleggia lo spettro di Salazar, in un Portogallo splendente ma povero, dove vive una famiglia circondata da animali da zoo che diventano cornice e personaggi, influenzando le vicende e distraendo dai mali del regime. I capitoli non hanno numeri, ma lettere, come se fossero segreti da decifrare. Tra le pieghe del racconto, dopo lo zoo e Salazar, riaffiora la guerra coloniale portoghese in Angola: aneddoti e ricordi si intrecciano alle descrizioni del Portogallo, in un lungo monologo di un ex medico militare quasi impazzito per ciò che ha vissuto. La sua memoria ferita ritorna di continuo, invadendo il presente e mescolando realtà e delirio.

Lo stile è saramaghiano: frasi lunghe, punteggiatura ridotta all’essenziale, un respiro trattenuto che però non stanca. Si sarà ispirato al suo connazionale premio Nobel? Non lo so, ma per me va bene così, perché amo sia la prosa di Saramago che questo libro. Dicevo, di questo libro non si butta niente: è come un quadro che potresti guardare per ore, e ogni volta scoprire qualcosa di nuovo. C’è spazio, tanto spazio, per gli orrori della guerra: violenza, stupri, torture che turbano l’intelletto, subito però cullato da una prosa folle e poetica che non lascia respiro. Poi, all’improvviso, si passa dalla guerra all’arte sublime senza nemmeno accorgersene, e lì capisci definitivamente che è un capolavoro, un’opera per chi crede di aver già letto di tutto e vuole ancora stupirsi. Ci sono libri che si possono consigliare a chiunque, quelli in cui nessuna parola è superflua. E questo, senza dubbio, è uno di quei libri.

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