7 libri di autori spagnoli V

Oggi segnalo altri sette libri di autori spagnoli di cui ho parlato sul mio profilo Instagram @mia_nonna_fuma. Ribadisco che la Spagna è un Paese a me molto caro, visto che ci ho vissuto per dieci anni e non escludo un mio possibile ritorno. Inoltre mia moglie è di Barcellona e quindi parte della mia famiglia si trova lí. La mia passione per la letteratura spagnola è stata pertanto arricchita da consigli preziosi di gente che quella letteratura la conosce bene.

Conoscete qualcuno di questi libri?

La storia si frammenta in diverse parti sparse tra luoghi e spazi temporali, e viene narrata da uomini, streghe, alberi, orsi, caprioli e fantasmi. In realtà, vi sono anche altri narratori, tutti accomunati da un’eleganza espressiva che trasforma la prosa, a tratti, in poesia.
La narrazione si ricompone quindi nella mente del lettore attraverso queste voci elegiache che giungono da fonti diverse. Consigliato.
Questa volta non l’ho capita. Non tanto per la storia, tutto sommato chiara, seppur non convenzionale, quanto piuttosto per gli obiettivi: cosa rappresenta davvero Otaberra? È un luogo che non è solo geografico, ma anche una parte dei personaggi, una sorta di coscienza spirituale che non li abbandona, nemmeno da adulti, quando i ricordi diventano nostalgia. Ma tutto questo, perché?
Ho ritrovato quella malinconia dei personaggi che fanno fatica a muoversi in una realtà che non li comprende e che tanto mi era piaciuta in Vocedavecchia, ma per il resto rimane solo una bella premessa, ricca d’intenti, ma con una storia troppo confusa.
Immaginate una mente oggettiva che, dall’alto, osserva e racconta piccoli drammi fatti di incomprensioni capaci di sgretolare rapporti umani tra persone senza colpe. La troviamo in Insurrezione di Ovejero, un libro magistrale che narra di come dei genitori, gravati dalle difficoltà comuni a molti di crescere dei figli, finiscano per perderne il controllo. E di come i figli, sognatori con valori lontani dalla loro realtà, arrivino a vedere nei genitori degli oppressori schiavi del sistema.
Come in realtà sia proprio il sistema a logorare e spegnere l’affetto tra persone che si amano, ma finiscono col credere di odiarsi. Ed è proprio così che l’essere umano fallisce, quando cerca solo di sopravvivere. Capolavoro.
Trovo che Trueba sia uno scrittore abile e capace di intrattenere. Gli criticavo il fatto che a volte dilagava troppo, dicendo che magari con cinquanta pagine in meno in qualche libro avrebbe reso di più. Qui no: in Quattro amici la misura è perfetta, dialoghi essenziali, aneddoti al posto giusto, mi ha strappato persino qualche sorriso. Ma spero che non si sia ispirato a gente che conosce davvero, perché qui gli amici protagonisti sembrano usciti da quei gruppi Facebook in cui si scambiano foto di mogli e amiche: si masturbano in compagnia, condividono prostitute, conquistano donne offendendole e stanno pure simpatici a tutti. Triste. Caro David, continuo a considerarti un bravo scrittore, ma al prossimo passo falso non perdono.
Una ragazzina con una madre impazzita e rinchiusa in un centro di cura, un padre malavitoso arrestato per crimini non precisati, un amico immaginario travestito da suora che se ne va in giro in bicicletta e, nonostante tutto, la ragazzina riesce a vivere esperienze normali da ragazzina: i primi amori, le belle amicizie e la sopravvivenza al bullismo, tra un tentativo e l’altro di morire annegata in un lago gelato.
La scrittura è semplice e potente. Non so se esista una versione in italiano, ma lo consiglio comunque: in qualche modo, va letto.
Mi sono spesso lamentato di Blackie Books: ogni volta che pubblica un grande libro, quello successivo dello stesso autore puntualmente mi delude. Javier Peña è l’eccezione che smentisce questa mia convinzione: è un autore di raro talento.
In questo libro dà l’addio al padre negli ultimi momenti della sua vita, intrecciando il commiato con storie e aneddoti di scrittori che, in modi diversi, hanno accompagnato e segnato il loro rapporto. Tra queste pagine ho trovato saggezza, malinconia e un omaggio emozionante a un padre, con cui l’autore ha costruito una relazione affascinante quanto i romanzi che hanno condiviso.
Non so se Javier Peña sia già stato tradotto in italiano: se non lo è, sarebbe davvero un peccato.
Quando mi imbatto in descrizioni interminabili che finiscono per annoiarmi, difficilmente torno a leggere quello scrittore: la noia non perdona. Ma quando quelle stesse descrizioni sanno intrattenere, catturare e spingermi a leggere senza sosta per scoprire cosa accadrà, allora so di trovarmi davanti a un grande autore. È il caso di Javier Marías, che tra pagine dense e mai scontate riesce anche a sorprendere con improvvisi colpi di scena e aneddoti interessanti, capaci di rendere la lettura ancora più piacevole.
In questo libro, all’inizio tutto sembra frammentato, composto da dettagli che paiono superflui, eppure sempre raccontati con grande eleganza. Solo più avanti ci si rende conto che, in questa storia, nulla era davvero inutile. Consigliato.

Lascia un commento