The Narrow Road to the Deep North (La strada stretta verso il profondo Nord per la versione italiana) – Recensione

…He had the sensation that there was only one book in the universe, and that all books were simply portals into this greater ongoing work—an inexhaustible, beautiful world that was not imaginary but the world as it truly was, a book without beginning or end…
Autore: Richard Flanagan
Anno: 2014
Pagine: 528
Casa Editrice: La Nave di Teseo (dal 2025)
Disponibilità: Versione cartacea e digitale
Dove acquistarlo: Ibs

il bello degli ebook è che me li ritrovo lì, magari dopo anni, a leggerli senza ricordare come siano finiti nella mia lista. Non leggere la quarta di copertina aiuta a dimenticare ancora meglio. È una sensazione che mi piace: partire alla cieca, senza aspettative, senza promesse. È successo anche con questo romanzo, e ho capito quasi subito di aver azzeccato la scelta. Mi è piaciuto fin dal nome del protagonista: Dorrigo Evans. Sembra un incrocio tra un eroe dei fumetti e uno sfigato bullizzato da tutti. E invece la sua vita lo porta lontano: diventa un grande chirurgo, prigioniero ed eroe di guerra. La storia si muove tra una giovinezza ribelle in cui Dorrigo umilia i bulli e una vecchiaia malinconica, passando per un cuore centrale drammatico, raccontato con lacrime e terrore. Un eroe di guerra che non vuole essere ricordato come tale, per ciò che ha visto e che ha fatto. La parte della Seconda guerra mondiale più lontana da noi, quella che probabilmente in pochi hanno studiato davvero e che qui si scopre, pagina dopo pagina. Non tutto mi ha fatto impazzire, lo ammetto: alcune parti, soprattutto quelle più insistenti sui crimini di guerra, sono fuori dalla mia zona di comfort. Però anche in quei momenti l’ho letto volentieri, senza mai avere la tentazione di abbandonarlo, forse proprio per lo stile che cambia seguendo gli stati d’animo di Dorrigo Evans e ti trascina comunque dentro la sua storia. Il romanzo entra anche nella psiche degli ex soldati e dei sopravvissuti, ma pure in quella delle guardie, dei torturatori convinti di fare il bene, nei processi, nelle conseguenze lunghe della Seconda guerra mondiale.

I capitoli sono brevi, istantanee di una vita frammentata nel tempo. Dentro c’è anche un amore difficile, nascosto tra gli orrori della guerra e i tormenti interiori di Dorrigo. Un amore bellissimo, che per un attimo fa dimenticare tutto. Come nella vita: un sentimento che ti restituisce il gusto di vivere proprio quando la vita sembra solo male. Poi però la guerra torna, soprattutto nella seconda parte, dopo un finale shock della prima. Si sente l’odore: muffa, sudore, fame. Mi ha ricordato, per certi versi, Sorgo Rosso di Mo Yan. I prigionieri sono costretti a costruire una ferrovia in un angolo remoto del mondo, un luogo che per me era quasi ignoto. Si visualizzano corpi denutriti, altri massacrati, altri ancora distrutti dal tifo o dal colera. L’odore è marcio, persistente. Una cosa che ho trovato notevole è il modo in cui l’autore racconta la miseria quotidiana dei prigionieri, costretti a condividere spazi nauseabondi e cibo insufficiente. A tratti litigano tra loro, dimenticando, anche solo per poco, chi siano i veri carnefici. Sono tutti sulla stessa barca, ma si scontrano comunque. Un po’ come noi, che ci scanniamo su quale bandiera sventolare mentre chi sta sopra si frega le mani. Notevole davvero. Se devo trovare un difetto, direi che il tema centrale resta la guerra e le sue conseguenze, mentre avrei preferito più spazio per le parti con più respiro emotivo. E poi la lunghezza: dopo una storia d’amore coinvolgente e una serie di disgrazie, tante, mi sono ritrovato ancora a metà libro. La monotonia, a tratti, è stata l’unico vero problema. Eppure quella stessa monotonia ti accompagna piano verso un finale di quelli che ti restano addosso per giorni. Un finale che ti fa ripensare alle sensazioni provate, che ti ricorda perché ami la letteratura. Un romanzo che consiglio, perché sporca, disturba, insiste. E poi, alla fine, resta.

Lascia un commento