Per anni ho tenuto le distanze dai club di lettura. Non mi sono mai piaciuti: l’idea di dover leggere qualcosa scelto da altri, quando ho una lista di almeno cento libri che aspettano il loro turno, mi è sempre sembrata più una perdita di tempo che un piacere. Eppure oggi mi ritrovo a far parte del club di lettura della Dante Alighieri Society di Liverpool di cui sono il presidente da quasi due anni. È stato proprio qui che ho iniziato a guardare questa esperienza con occhi diversi: merito soprattutto della compagnia, perché sui libri le delusioni non sono mancate, anzi, alcuni sono finiti dritti nella mia classifica dei peggiori letti nel 2024 e 2025. Però a volte il club di lettura serve anche a qualcos’altro a parte la compagnia: per tornare a classici già letti che meritano una rilettura, per riscoprirne altri dimenticati o per capire se certi tormentoni valgono davvero il tempo che richiedono (e in un paio di casi, sorprendentemente, sì). Oggi segnalo 7 libri letti nel mio club di lettura che per me vale la pena leggere. Della maggior parte di questi libri avevo già parlato e di questi ripropongo le mie recensioni di quando ne parlai. Stranamente, però, ne avevo lasciato fuori uno: uno dei miei classici italiani preferiti che presento oggi.
Ne L’isola di Arturo ritroviamo una storia malinconica, a tratti surreale, ricca d’improvvisi colpi di scena che spiazzano continuamente il lettore. Chi legge L’isola di Arturo non può rimanere indifferente e può provare sensazioni contrastanti. Rabbia, stupore, nostalgia, ironia e magia nel libro che ha regalato il ‘Premio Strega’ a una delle più belle penne della letteratura italiana.
Per qualche misterioso motivo non avevo ancora letto La coscienza di Zeno. Ne conoscevo la fama, percepivo che era un’opera da leggere, ho tardato ma alla fine il libro mi ha conquistato. Bello, appassionante, malinconico, racconta il malessere, i vizi, il senso di inferiorità di un uomo che ha solo bisogno di capire di non essere malato.
![]() |
![]() |
|---|
L’acqua del lago non è mai dolce è la migliore sorpresa di questo club di lettura di cui ho parlato in questa recensione.
Io purtroppo ho la sindrome del commerciale: ogni volta che un libro invade più della metà dei profili che seguo, il mio interesse si atrofizza e scappo verso recensioni di opere indipendenti. Meno male che L’Arminuta ha vinto un Campiello ed è stata l’unica alternativa valida a classici che avevo già letto, Volo, Baricco e tanta altra roba da cui sto alla larga, in una piccola libreria italiana indipendente dove volevo acquistare un libro. È un romanzo che in meno di 200 pagine ripercorre una vita che passa da una adolescenza tranquilla in cui non manca nulla, a una realtà che ricorda il miglior neorealismo italiano. In mezzo tanta rabbia, passione, drammi e personaggi che ti restano dentro. Stiamo attenti ai pregiudizi.
Stranamente non avevo ancora parlato de Il fu Mattia Pascal, nonostante sia uno dei miei classici italiani preferiti. Lo lessi forse quando ancora non recensivo tutto quello che leggevo. Rileggerlo grazie al club è stato come riscoprirlo: ironico, amaro e incredibilmente attuale in quel suo gioco sull’identità e sulla fuga da sé stessi. Pirandello fa sorridere mentre smonta certezze, come nel caso di Mattia, che finisce quasi per essere più vero proprio quando prova a sparire.
![]() |
![]() |
![]() |
|---|
In questa raccolta di novelle la malinconia e l’ironia fanno da sfondo, alternandosi o unendosi tra i racconti, ai problemi sociali vissuti dallo stesso personaggio. Il protagonista è Marcovaldo, manovale buffo e mai banale, che ti resta dentro per la sua sensibilità verso il mondo che lo circonda e che cerca di capire. Marcovaldo racconta la natura, come l’affascina e l’incuriosisce, e come dovremmo rispettarla, sempre.
Anche di Cristo si è fermato a Eboli ho scritto una recensione più approfondita del solito che si trova qui.
![]() |
![]() |
|---|
E voi vorreste segnalare qualche libro che avete scoperto in un club di lettura e che vale la pena leggere?







