Gli Annientatori – Recensione

… Questo è l’inferno: non sapere da quanto tempo sei all’inferno. Sono mesi o minuti che cammino in questo bosco desolato? Sto cercando la piramide da due giorni o da vent’anni? Se potessi farlo, mi strapperei il cuore con le mani. Ma non posso. Non con queste mani. E allora lo supplico, il mio cuore. Gli chiedo di fermarsi …
campo-di-concentramento-senza-lacrime Autore: Gianluca Morozzi
Pagine: 196
Anno: 2018
Casa Editrice: TEA
ISBN: 9788850249220
Disponibilità: Libro Cartaceo e Versione E-book
Dove acquistarlo: TEA

Giulio Maspero, scrittore bolognese, si ritrova all’improvviso solo, con il conto in rosso, senza casa e senza ispirazione per completare il suo ultimo romanzo. Un giorno incontra per caso un suo conoscente che lavora come fumettista, in partenza per l’Uruguay, e che gli offre di trasferirsi a casa sua per prendersi cura delle piante durante la sua assenza. Giulio accetta, entusiasta per poter risolvere tutti i suoi problemi in un colpo solo, e inizia un percorso inquietante che lo porta lentamente in un incubo che al confronto una tortura qualsiasi del “Rothiano” Hostel passerebbe per una piacevole serata in compagnia di amici.

Recensisco di nuovo Morozzi dopo il suo divertente L’era del porco che mi piacque molto e di cui parlo qui. Tra quel libro e Gli Annientatori, di Morozzi ho letto anche Blackout e Radiomorte. Da tutte queste letture posso dire che ci sono due versioni dello stile di Morozzi: ironico e sarcastico ne L’era del porco, e inquietante a tratti gore in Blackout e Radiomorte. Ne Gli Annientatori ho ritrovato entrambe le versioni, ho a tratti sorriso grazie all’ironia di Morozzi, riflettutto per il suo sarcasmo e ahimè sofferto per la parte inquietante.

Gli anni infelici della scuola sono come un osso fratturato trent’anni prima: ce ne dimentichiamo, ma ogni tanto fa male, quando cambia il tempo.

L’inferno è aspettare impazienti di tornare all’inferno. Perché l’inferno è sempre meglio di quel che è diventata la tua vita.

Non sono un fan del genere gore, preferisco il terrore trasmesso senza sangue, la paura che non scaturisce dalla violenza, come quella dei film di Shyamalan per intenderci. Tuttavia devo ammettere che nel caso di Morozzi il gore passa in secondo piano, è celato dalla storia che coinvolge il lettore e quasi l’annulla, rendendolo solo un particolare quasi insignificante, o almeno per me. Di solito in una recensione non dico mai che la lettura mi ha coinvolto così tanto da farmi prendere dall’irrefrenabile curiosità di sapere cosa sta per succedere nella pagina successiva. Credo difatti che sia qualcosa che si scrive quando si vuole parlare di un libro senza sapere bene cosa dire; ma in questo caso è stato realmente così. Stavo finendo di leggere Gli Annientatori sul mio e-reader su un treno da Londra a Liverpool, e mentre lo leggevo la batteria dell’e-reader mi ha improvvisamente abbandonato quando mancavano una decina di pagine per finire il libro. Ero così preso dalla lettura che un improvviso istinto di follia mi stava per far buttare l’e-reader dal finestrino del treno. Per fortuna avevo appena comprato un libro cartaceo di Paul Auster che ha salvato il resto del viaggio e il mio e-reader.

Gli Annientatori l’ho poi completato a casa e mi ha lasciato una profonda angoscia nell’anima. È un libro che consiglio agli amanti del genere splatter ma anche a quelli della buona letteratura, Morozzi è difatti un autore da seguire con storie interessanti (e inquietanti) da raccontare.

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