In tutti i sensi come l’amore – Recensione

Le parole rubano l’anima. La buttano fuori, nel vento e nella confusione, poi la distruggono …
Autore: Simona Vinci
Pagine: 201
Anno: 1999
Casa Editrice: Einaudi
Disponibilità: Libro cartaceo e versione digitale
Dove acquistarlo: Einaudi

L’ho detto parlando di altri suoi libri e lo ribadisco qui: Simona Vinci ha un coraggio pazzesco e riesce a provocare con tematiche fastidiose usando una scrittura elegante. Qui racconta, tra le altre cose, pensieri intrusivi post partum sbeffeggiando chi parla solo di maternità idilliche, altri pensieri ossessivi di membri di famiglie disfunzionali e vicende di ragazzini ambigui. Le sue storie mi fanno sentire scomodo, producono un certo fastidio che mi pervade durante la lettura, ma l’eleganza supera la molestia. Sono situazioni che scritte da altri mi provocherebbero ribrezzo, anzi a volte il ribrezzo me lo provoca anche lei, soprattutto quando osa con i bambini, l’aveva già fatto con il suo Dei bambini non si sa niente, ma a lei lo perdono.

Malati che vivono in realtà oniriche e nascondono verità ambigue, amori tormentati, amori malati ed estremi, sesso non convenzionale, un’ossessione morbosa per la morte, incubi e paure, violenza domestica, sono i temi principali di questa raccolta di racconti. Temi da scovare dietro riflessioni ermetiche, a volte ho pensato di dare interpretazioni errate nate dalla mia fantasia alimentata da questa prosa elegiaca e misteriosa che finora ho trovato in pochissimi autori. Lo stile di Simona Vinci è melodioso, frasi lunghe si alternano a frasi brevi in armonia creando un flusso di parole piacevole da leggere. Mi piace come scrive, sa rendere eleganti persino cose che di elegante non hanno nulla, come dita sporche di nicotina che nascondono una storia di luoghi confusi, appena accennati però veri. Mi ricorda Ali Smith, un’altra autrice ormai immancabile nel mio blog, proprio come Simona Vinci.

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