L’acqua del lago non è mai dolce – Recensione

…Io vorrei dire che tutti mentiamo sulla nostra famiglia, è quello il covo delle nostre più ardite bugie, dove nascondiamo la nostra identità, ci inventiamo favole, proteggiamo ingiustizie, facciamo incetta di luoghi comuni e ci barrichiamo dietro alle grida, le urla, i misteri…
Autore: Giulia Caminito
Pagine: 304
Anno: 2021
Casa Editrice: Bompiani
Disponibilità: Libro cartaceo e versione digitale
Dove acquistarlo: ibs

L’acqua del lago non è mai dolce è uno di quei libri da leggere con la matita in mano per sottolineare ciò che rende meravigliosa la letteratura: frasi che compongono le storie che vorresti leggere, scritte come le vorresti leggere, con uno stile magnetico che ti incolla alla lettura. Io voglio leggere pezzi di vita raccontati da personaggi potenti che sopravvivono in ambienti ostici, magari tra eroinomani e ratti che invadono le case della periferia romana, come in questo romanzo. Personaggi che riescono a sopravvivere con ironia, malinconia e tanto cinismo, quello più spietato che ricorda il miglior Roth, così spietato da farti ridere mentre leggi di un tentato omicidio o di una serie di auto incendiate per gelosia. Queste frasi magnetiche di questa pazza storia non sono mai banali, non annoiano mai, fanno da cornice al romanzo come in quei film in cui la storia ha come cornice uno stile ben definito, come in un film di Fellini. Sono frasi che fanno accostare la parola arte alla letteratura.

Non dico di cosa parla il libro, non lo dico quasi mai con romanzi che amo, piuttosto cerco di dare un messaggio chiaro a chi mi legge: un invito a cercare l’opera e godersela. Cercatela e godetevi il bullismo, il bigottismo, l’ipocrisia, l’arte di arrangiarsi, quella all’italiana, ma anche la burocrazia all’italiana, quella che gestisce male le case popolari e i fondi per i beni pubblici. Godetevi l’adolescenza vissuta in provincia, i ragazzini che pensano di essere fichi con gesti che in realtà li rendono tamarri. Godetevi tutto perché è godibile anche il male (non sono momentaneamente impazzito quando ho scritto di godervi il bullismo) grazie a quelle frasi di cui ho parlato nel primo paragrafo. E così godetevi anche l’inquietudine, la follia, la disperazione, pezzi che spiazzano e ti lasciano inerme mentre leggi incredulo gesti che fanno oscillare il libro tra un romanzo di formazione con sfumature neorealiste e un delirio degno del miglior Bret Eston Ellis.

Antonia la Rossa, il mio personaggio preferito, è immensa, carismatica, una sorta di carattere moderno che ricorda Anna Magnani in una versione neorealista ambientata nei primi anni del 2000, un esperimento brillante. La fame del dopoguerra è sostituita da una fame meno evidente causata dal precariato e dal lavoro in nero, puntualmente ignorati dai politici di turno, invece che dalle bombe. Alla narrazione si mescolano i gesti dei personaggi, che sono anche i gesti di tanti italiani, senza perdere mai la potenza narrativa. Così che anche la distribuzione dello zucchero a velo sul pandoro è un gesto che fa da sfondo alla narrazione, che crea quella cornice artistica di cui sopra. A tutti quelli stanchi di leggere romanzi con uno stile che ricorda l’autobiografia (in effetti ormai ne escono a centinaia) che magari avete bestemmiato increduli leggendo La Straniera, ehm è successo a me, datevi un’altra possibilità, leggete quest’opera, non ve ne pentirete.

10 commenti

  1. Lory

    Non ne avevo sentito parlare bene sai, ma il tuo entusiasmo contagioso mi fa pensare quanto davvero soprattutto il libro sia quel misterioso oggetto davvero personale e oserei persino definire intimo. Spesso i racconti toccano le nostre corde o semplicemente la nostra curiosità. Gli darò una possibilità 👍

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  2. Letto non poco tempo fa, ma quando ci ripenso mi sovviene solo noia e non volontà di “andare fino in fondo”. E poi la tematica di “casa mia, casa mia pur piccina che tu sia voglio morir da te anche se da te sono stato di cacca” proprio non mi convince mai…
    Però di Caminito ho apprezzato assai Un giorno verrà!

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