A proposito di letteratura italiana

Mentre leggevo quel capolavoro di Disipatio H.G. di Guido Morselli qualche mese fa, ho pensato a un nuovo post sulla letteratura italiana da scrivere e dedicare a chi ogni volta che legge una genialata statunitense dice che in Italia non si osa o che il Premio Strega è patetico. Così ho iniziato a fare un po’ di calcoli con l’aiuto di chatGPT che alle domande “quante persone sono in grado di leggere in inglese e in italiano” mi ha risposto, rispettivamente, circa 1.5 miliardi e 75 milioni. Dopo ho chiesto quante persone nel mondo leggono almeno 10 libri all’anno e non mi sono fidato del 10% che mi ha dato come risposta, quindi ho deciso di continuare a fare i calcoli da solo. Assumendo (realisticamente per me) che una persona su 100 legge almeno 10 libri all’anno, direi che le case editrici che pubblicano in inglese hanno 15 milioni potenziali lettori, mentre quelle che pubblicano in italiano 750 mila. Quindi penso sia normale che in Italia non si rischi e, con questi numeri, per fare un paragone onesto tra la letteratura statunitense e quella italiana, per ogni 20 ottimi autori sperimentali o unici americani, basta che ce ne sia uno italiano per reggere il confronto, e secondo me ci siamo.

Poi ovviamente ci sarà sempre chi troverà il pelo nell’uovo dicendomi, per esempio, che c’è gente che ha vissuto in questo secolo tipo Philip Roth che è irrangiungibile e solo lui vale come un centinaio di ottimi autori sperimentali o unici americani, e che avrebbe bisogno di 5 equivalenti italiani. Ma io, sempre per esempio, a quelli magari ricorderei che noi abbiamo avuto un certo Italo Calvino che è morto quando il caro Philip aveva 55 anni. Magari se lo sarebbe trovato persino tra il pubblico delle sue lezioni americane mancate proprio per la sua morte. Poi mi vengono in mente i centinaia di casi letterari americani che hanno trionfato solo per un’opera o al massimo due osannate da pubblico e critica, tipo John Kennedy Toole con Una banda di idioti, Harper Lee con Il buio dietro la siepe o Shalom Auslander con Il lamento del prepuzio. Ma anche in Italia ci difendiamo in questa categoria, basti pensare agli esordi letterari fulminanti (se vogliamo ignorare i prodotti commerciali cha hanno fatto dopo) di Enrico Brizzi che piazza Bastogne dopo Jack Frusciante è uscito dal gruppo, e Niccolò Ammaniti con Branchie e Fango; oppure il grande Matteo Galiazzo e il suo Cargo, una delle colonne portanti del Cannibalismo italiano, o lo stesso Dissipatio H.G.Chiudo con una considerazione su tanti autori di nicchia che propongono sempre titoli di qualità con stili e tematiche alternative che negli stati uniti verrebbero osannati come Chuck Palahniuk, che sono Gianluca Morozzi e Simona Vinci.

E voi che ne pensate? Credete che l’Italia possa reggere il confronto con il colosso USA?

12 commenti

  1. Mentre ti leggevo ho pensato a Elena Ferrante che ha spopolato negli USA (ma parlo senza averla ancora letta). Credo sia difficile paragonare due realtà così diverse. Il popolo dei lettori italiani è davvero molto basso e tu sei ottimista a pensare che uno su cento legga 10 libri l’anno.

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  2. Come dici giustamente, non c’è paragone possibile, sono su scale completamente diverse. Quantitativamente, non se ne discute nemmeno. Dal punto di vista della qualità, l’Italia ha brillato nella letteratura nei secoli passati, poi è stata surclassata da altre letterature, europee e non europee. Certamente abbiamo ancora bravi e bravissimi scrittori (e scrittrici), ma non saprei, tra i viventi, trovare qualcuno paragonabile a Philip Roth o a Ian McEwan o a Murakami… insomma, ai grandi mostri della letteratura mondiale. Quanto a leggere, purtroppo noi italiani non leggiamo, è un fatto.

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    • Secondo me i grandi autori sono anche stimolati dalle opportunitá. Scrittori come Philip Roth, Joice Carol Oates (che ammiro tantissimo) o Ian McEwan producono, o producevano, una mole esagerata di opere (non sempre belle), rassicurati dalle vendite indipendentemente da quello che scrivono. In Italia si tira piú a campare e tanti autori contemporanei restano solo potenziali grandi. Mi vengono in mente Ammaniti e Siti che non valgono Roth ma che forse l’avrebbero raggiunto se nati in USA.

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      • Ci sono tante belle riflessioni, condivisibili, tra quelle che tu e Marisa avete fatto. Io aggiungo il fatto, che non solo nella letteratura, ma anche nella musica e nello sport, si è perso, in Italia, per i motivi che citi (numeri bassi), adeguamento alla legge di mercato, e bassa propensione al rischio (tara culturale italiana, specie meridionale) la capacità di scrivere e lanciare: cose non banali. Oggi non si aspetterebbe un romanzo come Orcynus Horca, così come non ci sono produttori cinematografici che produrrebbero un capolavoro come L’assassino o La decima vittima. Così come le case discografiche, si limitano a produrre trap, dato che si tratta di un investimento a basso costo, basso costo di marketing e bassa qualità. Se ti azzardi a criticare la musica attuale, rischi di prenderti del boomer, se ti azzardi a criticare il cinema ti prendi del retro. L’unico spazio,che per motivo di età e si spera, di “vaccinazione” si può criticare, senza venire etichettato come “vecchio trombone” è quello delle letteratura. Alzare la voce non serve. Secondo me il primo passo è fare in modo che non si compri on-line, almeno il cartaceo, e cominciare a snobbare i premi. Oramai è palese, specie per il più quotato, che trattasi di una pastetta. Il terzo passo, quello più drammatico, che dipende da fattori esterni al mondo delle lettura, è quello di ampliare il numero di lettori. Specie tra gli uomini (so che questa ultima affermazione, mi attirerà improperi). Come detto, la tua attività di blogger, in questa direzione, per i giovani, è preziosa.

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  3. Concordo con marisasalabelle, è vero che in Italia abbiamo ancora molti autori che si fanno apprezzare all’estero ma credo che nessuno sia un mostro sacro, perlomeno non ai livelli di Eco o Calvino, gli ultimi che mi vengono in mente e pure scomparsi. In Italia purtroppo ci sono ormai più scrittori che lettori e questo, secondo me, fa la differenza.

    A proposito, ho letto anche io Dissipatio H.G., interessante. Ne avevo scritto qui: https://topperharley.com/2023/09/06/dissipatio-h-g/

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