La letteratura in Italia non è più cool

Qualche mese fa mi sono avventurato nella traduzione in spagnolo del mio libro Mia Nonna Fuma (Libro Aperto International Publishing, 2012 – Autopubblicato su StreetLib, 2016) e ho deciso di autopubblicarlo su StreetLib nonostante non fossi particolarmente appassionato di libri autopubblicati. Come tutti gli autori emergenti ho iniziato quel processo di ricerca di blog letterari spagnoli che avevo già iniziato qualche anno prima per quelli italiani. Il mio stato d’animo, all’inizio di quella nuova avventurosa ricerca di blog letterari disposti a leggere e parlare di Mi Abuela Fuma, era alquanto depresso dalla consapevolezza che la passione per la letteratura sta lentamente morendo e gli scrittori che vivono di letteratura o che racimolano qualche guadagno, salvo poche eccezioni legate alle grandi case editrici, sono sempre meno. Ma con enorme sorpresa il mio stato d’animo quasi depresso ha improvvisamente rinunciato agli antidepressivi e si è rivitalizzato perché mi sono reso conto che la passione per la letteratura sta sì lentamente morendo, ma più che altro in Italia.

Avevo già avuto questa sensazione viaggiando, notando per esempio la grande quantità di librerie o caffè letterari incrociati per le strade di Regno Unito e USA, o per la presenza di libri nelle mani della gente immersa nella lettura nei trasporti pubblici, persino nelle file davanti alle biglietterie dei cinema, o nei parchi dei già citati Paesi anglofoni ma anche in tanti altri come la Spagna e la Germania per esempio, contrariamente a quello che noto in Italia. Questa sensazione, appunto, è stata confermata dalla scoperta dei numerosi e interessanti blog letterari in lingua spagnola. Si potrebbe pensare che il motivo sia che lo spagnolo è estremamente più diffuso e parlato dell’italiano, ma non è questo il motivo, perchè mi riferisco a blog letterari gestiti, commentati e diffusi in Spagna e da spagnoli.

In un paio di giorni ho trovato un centinaio (non sto esagerando) di blog letterari spagnoli che parlano di libri di qualsiasi genere. Gli spagnoli parlano di classici, di narrativa, di generi tormentoni che si sono impossessati di un’enorme fetta del mercato editoriale come il fantasy e il romance, di polizieschi, insomma veramente di tutto, compreso di libri autopubblicati. Ma non è solo il numero dei blog che mi ha colpito positivamente, infatti le recensioni sono interessanti e coinvolgono tanta gente che le commenta e le condivide, i blogger sono attivi e rispondono sempre, anche negativamente, e quando promettono una recensione la scrivono veramente. In circa 2 mesi, Mi Abuela Fuma ha ricevuto 3 recensioni (sui blog Mis Alas Literarias, A Librería, Libros Prohibidos).

Dopo 5 anni di esperienza nella ricerca di blog letterari italiani, posso dire che nella nostra amata lingua ne ho trovati pochini che parlano di libri di qualsiasi genere, infatti la maggior parte tratta solo i generi tormentoni che si sono impossessati di un’enorme fetta del mercato editoriale come il fantasy e il romance, suppongo per ovvi motivi commerciali. Le recensioni a libri che ho trovato sui blog letterari italiani hanno in media 1 o 2 commenti. Tra tutti i blogger che ho contattato la maggior parte non mi ha risposto, tra i pochi che mi hanno promesso una recensione hanno mantenuto la promessa meno della metà, e le prime 3 recensioni le ho racimolate dopo circa un anno nonostante Mia Nonna Fuma fosse stato pubblicato da una casa editrice non a pagamento.

Ho iniziato a chiedermi il perchè e sono giunto a una mia personalissima conclusione che potrà forse sembrare stupida all’inizio, o forse no. Credo che ormai in Italia la letteratura non sia più cool. La letteratura, in Italia, è difatti pallosa, ed è per me ormai una certezza. Vedo adolescenti che si vantano di non leggere, d’altronde dopo aver visto uno dei nostri più inquietanti ex presidenti del consiglio dire nelle scuole che nella vita l’importante è essere ricchi, belli e potenti, dagli adolescenti italiani di questi tempi mi aspetto emulazioni della pettinatura di Ronaldo piuttosto che della satira di Benni.

La letteratura, in Italia, sta ormai diventando un circolo per pochi intimi colti e/o pallosi, o per meno colti che si credono tali ma che sono più che altro pallosi, o peggio ancora per gente che deve per forza dimostrarsi colta perchè imposto dal proprio ruolo nella società. Ma in Italia ovviamente esiste anche un’enorme quantità di gente realmente colta. Il problema è che ho la sensazione che chi è veramente colto, tende a marcarlo così tanto da far sentire degli idioti quello scarso numero di pochi intimi che leggono e scrivono veramente per passione, facendoli intimorire, facendoli cortesemente allontare dalla ristretta cerchia di gente veramente colta e/o pallosa, vedere Lagioia che dichiara in un’intervista, fresco di premio Strega, che da bambino si addormentava mentre la mamma gli leggeva, udite udite, la Divina Commedia. Ecco perché credo che la passione per la letteratura in Italia ormai stia diventando un dovere di cui vantarsi più che un piacere da condividere.

Per non sembrare troppo antipatico in questo sfogo di rabbia verso la passione per la letteraura in Italia, cito luoghi e blog legati alla letteratura italiana molto attivi e interessanti: Macondo Bibliocafè, La Bottega di Hamlin, Pesce Pirata, Alcolibri Anonimi, Una Passione Oltre e ci sono tanti altri esempi. Il problema è che poi passeggiando fuori dall’Italia mi ritrovo 2 caffè letterari e una libreria vintage piena di gente in due strade parallele in un paesino di 1000 abitanti sperduto tra le coste dell’Inghilterra, e un altro centinaio di blog cool spagnoli on line.

Il mio è solo un pensiero che molto probabilmente non interesserà a nessuno e che farà innervosire parecchia gente, soprattutto quella colta e/o pallosa (e per parecchia intendo un’alta percentuale dei pochi che leggeranno questo post). La passione per la letteratura non è probabilmente neppure un parametro decente per quantificare la qualità di un Paese come l’Italia che in quanto ad arte ha dato eccome. Il problema è che ormai l’Italia ha già dato e non vuole dare più nulla, è un dato di fatto.

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