Una pausa da me stesso – Recensione

… Guardo fuori dalla finestra la primavera che fa le prove. Dopo il grigio e la neve, finalmente giornate di sole. Dovrei mettere su un disco, c’è poco rumore in questa casa, l’aria che occupa lo spazio tra le pareti si va rarefacendo di giorno in giorno …

 

Autore: Iuri Toffanin
Pagine: 202
Anno: 2019
Casa Editrice: CSA Editrice
Disponibilità: Libro Cartaceo
Dove acquistarlo: Amazon

Una delle migliori potenzialità di un social network è, per me, la possibilità di conoscere gente che molto probabillmente non avresti mai incontrato di persona. Gente con cui scambiare opinioni sulle tue passioni, come musica, libri, film, o arte in generale. A me è successe tempo fa con Iuri Toffanin, autore del libro di cui parlo oggi, che ho incrociato su Facebook grazie a un suo precedente romanzo e con cui scambiai qualche opinione sulla letteratura. Ho trovato interessanti vari dei suoi post su Facebook, riflessioni ironiche, esilaranti, che raccontavano verità su temi attuali di cronaca, fatti a volte importanti e altre volte futili. Ho pensato che se un autore è così bravo ad attirare l’attenzione di un lettore forte con dei post, dovrà essere altrettanto in gamba con i suoi libri. Ho scritto questa mia riflessione per introdurre il motivo che mi ha spinto a leggere un’opera di Iuri Toffanin, dal titolo enigmatico e pubblicata dalla CSA Editrice.

Il protoganista del romanzo pensa tanto, si rosicchia il cervello, è abituato a farsi delle domande su tutto per capire la vita, la sua e quelle degli altri. Un giorno decide di prendersi una pausa da tutto questo, dai suoi pensieri, da se stesso, per fuggire da quella forza interiore che a volte addirittura l’inchiodava sul divano, sequestrato dalla banalità della televisione. Ha bisogno quindi di lasciare a riposo il suo cervello, vivere senza le sue paranoie, la sua voglia di giustizia per tutti e tutto, persino per gli artisti morti che non possono godere del loro successo postumo. Il suo cervello si batte persino per loro. Quell’esistenza perseguitata da domande vive così una pausa che all’improvviso s’incrocia con uno strano personaggio, una donna misteriosa che entra prepotentemente nella storia, ravvivando la solitudine di quella pausa.

Scopri che in televisione è in atto una degenerazione evolutiva di cui, per sentito dire, sospettavi a malapena l’esistenza. Sui vari canali è in costruzione un progetto globale che dev’essere stato tarato precisamente su chi le pecore è costretto a contarle anche di giorno.

La pausa fa da sfondo a una storia intrigante, che parla di amori e misteri, di vita ed emozioni, con malinconia e un pizzico d’ironia. Il protagonista è uno di quei personaggi di cui mi piace leggere il modo in cui si muove a fatica in mezzo alla gente che apparentemente ha tutto chiaro nella vita, lavoro da trovare, casa da comprare, famiglia con animale domestico opzionale da creare.

La parte centrale del romanzo è una lunga conversazione, fatta di pensieri, parole e misteri, forse un po’ troppo lunga, ma che alla larga porta da qualche parte, verso un finale bello e forse sperato. Un lungo dialogo usato per raccontare la storia è rischioso perchè può annoiare. Ricordo un episodio di Bojack Horseman, serie che mi piace molto e che ha poco a che vedere con questo libro, in cui un episodio è fatto da un solo lungo monologo del protagonista. Bella l’idea, ma non ha funzionato, mi sono annoiato e non poco. Ricordo anche un film con Tom Hardy, Locke, in cui il protagonista parla al telefono mentre guida per tutta la pellicola. Quello invece è un caso in cui una lunga sequenza di parole scambiate senza pause riesce ad accompagnare la storia fino a un finale importante e senza annoiare. Questa scelta stilistica funziona anche in Una pausa da me stesso, libro pertanto insolito, ma che racconta una storia che scorre in modo fluido verso quel bel finale citato all’inizio di questo paragrafo.

La vendetta è davvero un sentimento curioso, circoscrivibile solo con vaghezza. Tanto irrazionale e inammissibile che è capace di trasformare un misero pensiero in una palpabile tentazione e poi in una tensione insopprimibile, a dispetto delle più ferree remore morali.

4 commenti

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