Joyce Carol Oates

Oggi parlo di una delle scrittici statunitensi contamporanee più profiliche, un’autrice che ha infatti pubblicato oltre cento opere tra romanzi e raccolte di racconti, vincitrice di molteplici prestigiosi premi letterari americani: Joyce Carol Oates. Per me una delle migliori penne in circolazione a livello mondiale, e in questo post vi racconto il perché.

Joyce Carol Oates è per me soprattutto un’autrice eclettica, passa da un genere all’altro mantenendo sempre alta la qualità delle sue opere. Mi ha fatto apprezzare per esempio il genere thriller che di solito mi annoia, come nei suoi inquietanti Zombie, di cui ho parlato qui e Jack deve morire (Jack of spades). Ho anche amato i suoi romanzi di formazione più celebri, quelli della quadrilogia “Nuova epica americana” in cui, come dissi nella mia recensione a Loro (Them), terzo volume e il mio preferito della serie, l’autrice delinea una critica feroce al sogno americano, aspirato da tutti ma che può sconvolgere una vita se cercato in modo ossessivo. Gli altri romanzi imperdibili della quadrilogia sono Il giardino delle delizie (A Garden of Earthly Delights), I ricchi (Expensive people) e Il paese delle meraviglie (Wonderland), libri indipendenti che si possono leggere senza seguire l’ordine cronologico delle loro uscite.

Sia nella quadrilogia che nel resto delle sue opere, i personaggi di Joyce Carol Oates sono quasi sempre bigotti che non vogliono rogne, che seguono il loro ruolo freddamente senza empatia e vivono privi di introspezione: preti, politici, funzionari, automi che non cedono neppure di fronte alle tragedie come in Ho fatto la spia (My Life As a Rat), in cui una ragazzina scopre l’assassinio di matrice razzista da parte dei suoi fratelli nei confronti di un ragazzo nero, e viene allontanata dalla famiglia per aver confessato l’accaduto in preda a un angosciante dolore e senso di colpa.

I libri di Joyce Carol Oates  sono mondi, iniziano con un dettaglio, come un omicidio o uno strupo, per poi evolvere verso storie d’avventura, di formazione, drammi familiari che a volte si risolvono e che altre sfociano nella tragedia. Drammi raccontati sempre in modo oggettivo senza mai tralasciare la sua critica al “sogno” americano e ai difetti principali del suo Paese, come la leggerezza sull’uso delle armi, il bigottismo, il razzismo più bieco vissuto con normalità, la droga. Dell’autrice statunitense ho amato anche i racconti, come quelli di Lovely, Dark, Deep, raccolta che racchiude storie tormentose, seppur questa volta senza delitti, assassinii, folli psicopatici o atti di odio e razzismo. È una raccolta di vicende di persone normali, ma lo stesso turbanti, perché anche la normalità può far paura se raccontata dalla magica penna della Oates. Regala sempre con un’abilità magistrale frasi che scorrono e riescono ad ammaliare, angosciare, a produrre le sensazioni più disparate, fiumi di parole che ti legano al libro fino a quando non riesci a scoprire il destino dei suoi personaggi.

È anche un’autrice coraggiosa per i temi trattati a parte la forte critica al sistema statunitense, come in Acqua Nera (Black Water), finalista del premio Pulitzer nel 1992. In questo romanzo la Oates parte da un caso scandaloso di cronaca nera del 1969 che coinvolse Ted Kennedy in un incidente stradale e che causò la morte della sua assistente, per costruire una storia claustrofobica. 

E voi conoscevate Joyce Carol Oates? Siete d’accordo con quello che ho scritto? Vorreste segnalare qualche suo titolo che avete amato? Di solito parlo di autori e autrici che stimo e di cui ho letto la maggior parte della propria bibliografia, ma nel caso della Oates mi manca ancora tanto perché, come ho accennato all’inizio del post, ha scritto oltre cento opere di cui leggerò presto tante altre e di cui probabilmente parlerò sul mio blog. 

13 commenti

  1. Ho scoperto per caso, su questo social, HO FATTO LA SPIA e sono rimasto folgorato!
    Adesso comincerò BLONDE ma affermo con convinzione che è una scrittrice straordinaria e molto… sottovalutata!
    Questa recensione mi ha confermato quel poco che so di Oates.
    Grazie

    Piace a 1 persona

  2. Ho letto alcuni libri della Oates, alcuni li ho apprezzati di più, altri meno. Proprio pochi giorni fa leggevo Ho fatto la spia: bellissima e avvincente la prima parte, in cui si descrive la vita della famiglia Kerrigan, il crimine commesso dai ragazzi, il ruolo di Violet. Poi però, quando si parla dell’adolescenza e della giovinezza della protagonista, il romanzo si è come appiattito, diventando prolisso, banale e in certe parti noioso, per cui il piacere iniziale della lettura se n’è andato via!

    Piace a 1 persona

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