7 libri di autori di varie nazionalità III

La maggior parte degli autori che ho letto in questi ultimi anni e che continuo a leggere sono, per una questione di gusti e circostanze della mia vita, italiani, statunitensi, britannici e spagnoli. Così che in questa serie di post ho deciso di raggruppare libri di autori di altre nazionalità di cui ho parlato sul mio profilo Instagram, @mia_nonna_fuma.

Gli autori dei libri che segnalo oggi provengono da Canada, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Russia, Portogallo, Cile e Giappone.

‘Il racconto dell’ancella’ è per me tra i romanzi distopici più importanti del ventesimo secolo, riscoperto di recente grazie all’omonima serie. Il libro racconta la storia della Repubblica di Gilead, un regime totalitario di ispirazione biblica dove le donne vivono a servizio dell’uomo, anche per scopi riproduttivi.
Una realtà misogina, una metafora del mondo attuale, raccontata con una scrittura semplice e inquietante. Consiglio il libro per iniziare a riflettere, per poi seguire con la serie che prolunga l’angoscia dei personaggi di Gilead, regalando a tratti un barlume di speranza.
Almeno una volta nella vita tutti abbiamo pensato ossessivamente di essere scrutati, giudicati, accusati di qualcosa. Kafka ha raccontato questa paranoia un secolo fa, in una storia in cui il protagonista è perseguitato per una colpa che non comprende da un’autorità sconosciuta e onnipresente, e accettata passivamente dalla gente che lo conosce.
‘Il Processo’ per una crimine che l’imputato sa di non aver commesso, un reato costruito dal sistema che convince la massa, è per me un capolavoro immortale.
Diaz racconta la Repubblica Dominicana e la periferia delle metropoli statunitensi nella sua raccolta di racconti più nota: ‘Drown’. I suoi personaggi sono sempre realistici e potenti, nerd impacciati, adolescenti curiosi, famiglie disfunzionali, tutti con vite che alternano momenti spensierati a malinconici, caratteri che conquistano e non lasciano indifferenti, mai.
Diaz è noto soprattutto per il suo bellissimo ‘La breve favolosa vita di Oscar Wao’, ma io lo consiglio anche per i suoi racconti, spaccati di vita realistici e profondi, belli e interessanti quasi come le avventure di Oscar Wao.
Dostoevskij fu per me un visionario che descrivendo la sua realtà, già delineava il cammino dell’essere umano dell’era moderna mentre si muove costretto a correre come tutti gli altri, pur non capendone il motivo, solo per non impazzire.
Ne ‘I Fratelli Karamazov’, per esempio parla di disfunzioni familiari, avarizia, egoismo e apatia di fine 800 ma tremendamente attuali. Un classico imperdibile per chi non l’ha ancora letto.
Gli abitanti senza nomi di una città mai citata iniziano all’improvviso a vedere tutto bianco. Una cecità anomala si diffonde rapidamente e genera il tracollo del Sistema.
‘Cecità’ (tradotto dal titolo originale ‘Saggio sulla cecità’) racconta come l’essere umano tira fuori la sua parte più abietta, come cade nella sua più misera cattiveria contro chi si ritrova in difficoltà e ha bisogno d’essere aiutato.
È forse il libro più importante del premio Nobel portoghese, per me uno dei più belli. Lo consiglio insieme a tutti gli altri romanzi del grande Saramago.
Il realismo magico è un genere letterario che si è diffuso prima in sudamerica e poi in altre parti del mondo, e ha regalato parecchie opere di successo a livello internazionale. Io non lo amo particolarmente, del sudamerica m’interessa altro: Bolaño, un paio di libri di Sepulveda e qualche poesia di Neruda (curiosamente tutti cileni). Ma tra tutti i libri di questo genere ne ho amato uno: ‘La casa degli spiriti’ di Isabel Allende.
È la storia di una famiglia cilena raccontata da tre donne di tre diverse generazioni, Clara, Blanca e Alba. Le componenti magiche accompagnano il realismo della situazione del Paese e della famiglia Allende. Un mondo affascinante che narra la storia di un Paese che ha tanto da dire.
Allende dal Cile como Bolaño, Sepulveda e Neruda, Paese che mi ha regalato tanto a livello letterario, ma anche a livello personale grazie ai tanti amici cileni che ho e alla mia unica incursione (per il momento) in sudamerica.
Quando di questo libro leggevo cose del tipo “scrittura fresca”, “storia introspettiva e malinconica”, “stile emozionante”, io in fondo percepivo che non dovevo fidarmi, ma alla fine ho ceduto alla curiosità. In realtà ho poco da dire su queste 100 pagine che non mi hanno trasmesso nulla, anzi sì una cosa me l’hanno trasmessa: la sensazione di leggere un tema di una ragazzina delle scuole medie che parla di sua nonna.
Ho anche pensato fosse un problema di traduzione, ma avevo tra le mani un romanzo pubblicato da Feltrinelli che non credo osi affidarsi a un traduttore scarso. Scarsa è comunque la mia voglia di parlare ulteriormente di questo libro che ho finito grazie all’unica cosa di buono che ha: la brevità. Cara Banana, difficilmente ti rileggerò.

14 commenti

  1. Il processo e i Karamazov sono due capolavori eterni. Per il resto, mi piace poco Saramago, meno ancora Banana… Il realismo magico l’ho molto apprezzato quando ero giovanissima, negli anni ’70; non adoro la Allende, per me il capolavoro nel genere è Cent’anni di solitudine. Detto questo, anch’io oggi preferisco altre cose nella letteratura sudamericana. Bolano è straordinario. Prova gli argentini…

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