Underworld – Recensione

… Le cose non hanno più limiti adesso. Il denaro non ha limiti. Non lo capisco più, il denaro. Il denaro è scatenato. La violenza è scatenata, la violenza è più facile adesso, è sradicata, incontrollabile, non ha più una misura, non ha una scala di valori …
Autore: Don DeLillo
Pagine: 886
Anno: 1997
Casa Editrice: Einaudi
Disponibilità: Libro cartaceo e versione digitale
Dove acquistarlo: Einaudi

Una partita di baseball apre le porte a un mosaico i cui pezzi sono vicende ambientate in diverse epoche e luoghi che compongono una fetta importante della Storia degli USA. Vicende vissute da una miriade di personaggi con esistenze che s’intrecciano e s’influenzano raccontano difatti la guerra fredda, l’assassinio di Kennedy, la minaccia nucleare proveniente dalla Russia, l’importanza del baseball, la nascita e l’evoluzione della pop art, il cinema indipendente. Quelle esistenze sono affascinanti, enigmatiche, a volte fittizie, altre no, evolvono in contesti reali ma a volte surreali. In Underworld personaggi inventati chiacchierano su quegli eventi, parlano e vivono anche di arte alternativa e tecniche di riciclaggio di rifiuti, s’incrociano con persone realmente esistite, come Frank Sinatra, Truman Capote e Andy Wharal travestito da Andy Wharal.

Tra questi caratteri ci sono vari protagonisti di vicende singolari: di un ragazzino che sogna di poter far esplodere in aria aerei di linea appena decollati con la forza del pensiero, di vecchi aerei che sganciavano bombe nucleari ricoperti di graffiti ed esposti in un enorme museo all’aperto, di viaggi intorno all’equatore dallo spazio profondo da prenotare in vita e da fare dopo morto, di una passione esasperata per gli scacchi. E tutto viene raccontato con lucidità, senza mai allontanarsi dai contesti storici. Queste vicende sono i pezzi di quel mosaico citato all’inizio del post che è svelato a poco a poco. Ma il mosaico rimane volutamente incompleto, ha un numero infinito di pezzi di cui alcuni aprono enigmi irrisolti o elementi della realtà che non moriranno mai: il male, la guerra, la droga che annichilisce, la malattia, la miseria.

Per me i grandi scrittori sono soprattutto grandi comunicatori, gente in grado di raccontarti la storia e la finzione con arguzia, conquistando l’interesse del lettore/ascoltatore. Don DeLillo è uno di quei grandi comunicatori. Inizia a parlarci di un fatto di cronaca reale, una partita di baseball storica (quella tra Giants e Dodgers del 1951) da cui inizia a costruire un mondo, il suo Underworld, nome ispirato da una pellicola degli anni trenta e proiettata per la prima volta nel 1974 da un gruppo di artisti di New York. DeLillo è come se ti parlasse di persona, un personaggio carismatico che riesce a trasmetterti storie scritte come se te le stesse raccontando senza annoiarti grazie alla sua prosa fluida. È in grado di parlare di preservativi per dieci pagine senza innervosirti e sminuire il valore dell’opera che ti ritrovi tra le mani. Cambia stile di capitolo in capitolo mantenendo la sua lucidità, racconta in terza persona, in prima persona, a volte si nasconde tra i suoi personaggi e scrive in seconda persona rivolgendosi al lettore.

Peccato ci siano tutti quei nomi, io di solito odio i libri in cui devo memorizzare decine di nomi, ma non questa volta, questo è Don DeLillo e non l’odierò mai. Questa è la storia degli USA, Paese per me sopravvalutato, troppo, ma che grazie all’autore di origine italiana per un po’ ho ammirato anch’io. Non ho ancora capito se mi piace il postmodernismo, genere di cui DeLillo è uno degli scrittori più importanti e che non ho ancora colto a fondo. Tuttavia ho capito che mi piace questo romanzo, tanto. Don DeLillo è la dimostrazione che è l’autore che detta le preferenze e non il genere. Peccato anche per le interminabili descrizioni a tratti tediose di una partita di baseball vissuta da diversi punti di vista che hanno quasi avuto su di me un effetto narcotizzante. Comunque solo un’altra pecca tollerabile insieme ai numerosi nomi di questa opera immensa. 

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