Nottambuli a cena – Recensione

…Ho capito anche che le leggi che ci permettono di vivere sicuri sono le stesse che ci condannano alla noia. Se non possiamo accedere al caos autentico non avremo mai l’autentica pace, perché se le cose non hanno la possibilità di peggiorare non possono migliorare. E per farle peggiorare basta solo che uno cominci a criticare senza portare scelte valide…
Autore: Otello Marcacci
Pagine: 324
Anno: 2022
Casa Editrice: Les Flâneurs Edizioni
Disponibilità: Libro cartaceo
Dove acquistarlo: Ibs

Diventi indifferente cronico alla vita quando ti accorgi che i punti fermi della tua esistenza sono solo illusioni, come quando capisci che la sinistra è bella ma non esiste. Il problema è che quando raggiungi l’indifferenza non puoi più tornare indietro e ti senti vecchio. Anche se non è una questione d’età, ma di consapevolezza. L’indifferenza cronica del consapevole si scaglia come un uragano nella vita di Luca, protagonista di Nottambuli a cena. All’inizio Luca riesce a soravvivvere a quell’indifferenza cronica grazie al suo lavoro e alle serate con gli amici, ma un dramma lacera anche una delle ultime certezze che gli erano rimaste: la sua piccola azienda. A quel punto Luca non ce la fa più, il dramma e l’indifferenza hanno ormai reso il suo mondo invivibile, e decide di suicidarsi. La consapevolezza che è arrivato il momento di interrompere la sua vita è il prologo della storia raccontata in questo romanzo, anzi il prologo delle storie.

Perché Nottambuli a cena regala varie avventure ed emozioni vissute da Luca e i suoi amici, tra cui troviamo Tommaso, ragazzino nerd appassionato di origami e Gildo, maschilista inflessibile con soprannome che omaggia un classico del cinema statunitense e che scopre all’improvviso di essere ciò che aveva sempre aborrito. Nottambuli a cena è un viaggio in Calabria, un altro in Sicilia, un traffico illecito di rifiuti, morte e tristezza, amore etero e omosessuale, passione e rabbia, un romanzo on the road con colpi di scena degni di una buona storia di spionaggio. Otello Marcacci lo racconta trasmettendo un’angoscia che ti entra dentro, si colloca in un angolino della tua mente e non ti lascia fino all’ultima pagina, come se i problemi di Luca e dei suoi compagni di sventure ce li avessi tu lettore.

I personaggi di Marcacci sono vivi, trasudano emozioni, rabbia, discutono di arte, politica e luoghi comuni. Possono essere saggi o degli sciocchi, comunque sempre incazzati. Come Luca, che si complica la vita incrementando la sua rabbia uscendo con sciamane e ipocondriache, prima, e mettendosi in casini che lo convincono a suicidarsi o a commetere un omicidio, dopo. I caratteri realistici di Marcacci possono passare dall’adolescenza pro comunista all’attacco d’Israele con la maglietta del Che, all’iscrizione a ingegneria per poi diventare imprenditori che sostituiscono le letture di massime di Kant con video di petopornografia. Mi piace come scrive Marcacci, avevo già parlato di come riesce ad alternare una brillante ironia alla malinconia e a creare una connessione speciale con il lettore quando recensii Tempi supplementari e Gobbi come i Pirenei. In questo romanzo inoltre strizza l’occhio a Edward Hopper e all’arte giapponese, componenti che rendono meno lugubri le disgrazie di Luca.

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