7 libri di autori spagnoli II

Oggi segnalo altri sette libri di autori spagnoli di cui ho parlato sul mio profilo Instagram @mia_nonna_fuma. Ribadisco che la Spagna è un Paese a me molto caro, visto che ci ho vissuto per dieci anni e non escludo un mio possibile ritorno, inoltre mia moglie è di Barcellona e quindi parte della mia famiglia si trova lí. La mia passione per la letteratura spagnola è stata pertanto arricchita da consigli preziosi di gente che quella letteratura la conosce bene.

Per questo post ho selezionato tre grandi classici del 900; due romanzi contemporanei di autori di grande successo in Spagna; un romanzo alternativo e pregno di rabbia che ha fatto molto discutere; un interessante saggio sui libri. Ho usato ancora una volta i titoli e le copertine originali e tutti i libri si trovano anche in italiano tranne uno (forse).

Ci sono autori che usano i propri personaggi per vomitare tutta la rabbia che si portano dentro sul marciume del sistema. Cristina Morales lo fa con quattro donne disabili che condividono un appartamento nella Barceloneta.
Mentre le protagoniste raccontano la loro sopravvivenza con sarcasmo in un mondo che si rifiuta ad accettarle, tra case occupate e danze cariche d’erotismo, difatti l’autrice provoca con una prosa abile, alternativa anche se a tratti tediosa. Il titolo inganna, perché questa non è una lettura facile, è una denuncia sociale densa di significato da ricercare tra le parole dure di una scrittura anticonformista.
Un gruppo di studenti universitari vive le proprie incertezze accompagnate da noia e apatia in un’affascinante Madrid di fine 800, tra famiglie disfunzionali e mentori misogini.
‘L’albero della scienza’ racconta queste vite con una prosa elegante arricchita da lunghi discorsi filosofici, che regalano riflessioni ancora attuali di ragazzi demoralizzati e insicuri.
Una fonte di massime e insegnamenti da segnare su un taccuino, un classico spagnolo da non perdere.
In generale mi piace come scrive Vila-Matas e mi piacciono i romanzi arricchiti da citazioni, aneddoti e omaggi artistici. Il problema di ‘Parigi non finisce mai’ è che togliendo i vari omaggi come quello a Hemingway, gli aneddoti di una vita boheme nella capitale francese e le citazioni poetiche, non rimane nulla. Manca la storia.
Riprenderò l’autore spagnolo sperando di scoprire anche storie eleganti come il suo stile, in quest’opera fine a sé stesso.
Leggendo ‘Il Jarama’ (pubblicato da Einaudi in Italia) ho pensato al neorealismo italiano. Difatti il realismo sociale spagnolo di Rafael Sánchez Ferlosio è vicino al nostro movimento culturale; nel romanzo troviamo la classe lavoratrice del dopoguerra, le speranze, le frustrazioni e i drammi di Madrid e dintorni.
È una storia che si sviluppa durante sedici ore nei pressi del fiume Jarama raccontata da diversi personaggi. L’autore attraverso un gruppo di amici racconta esistenze vere di caratteri realistici e potenti, gente comune che vive il proprio destino spesso crudele. In Italia lo consiglio a chi ha amato i romanzi di Pasolini.
‘La canzone del ritorno’ (traduzione infelice dell’originale ‘Tierra de campos’) è la storia di un viaggio in un carro funebre di un musicista spagnolo in compagnia del padre defunto e un curioso autista. Una storia impregnata di ricordi, musica e poesia.
La malinconia che si alterna all’ironia, artisti alternativi in conflitto con genitori pragmatici, l’amore puro adolescenziale che si disintegra nell’età adulta, ispirano i testi dei brani della band del protagonista di questo romanzo bello ma che pecca di ridondanza.
50 pagine in meno senza concetti che si ripetono troppo difatti avrebbero reso questo libro quasi perfetto, ma che trovo comunque piacevole e consigliabile.
Dopo varie ricerche non sono riuscito a trovare la versione italiana di questo classico spagnolo, ed è veramente un peccato, perché ho trovato questo libro straordinario. Mi rivolgo quindi a chi legge letteratura spagnola in lingua originale o a chi si vuole avventurare nella versione inglese.
‘Los renglones torcidos de Dios’ è ambientato in un manicomio e racconta la storia di Alice Gould, personaggio ambiguo che potrebbe essere una investigatrice privata, una pericolosa paranoica ossessiva, o entrambe. La verità è nascosta tra pagine di pura follia e paranoie che ricordano il miglior Kafka; la verità viene sussurrata al lettore che, per scoprirla, deve dimenarsi tra i gesti e le disavventure di folli dalle esistenze surreali. Consigliato non solo agli amanti di Kafka, ma a tutti gli amanti della letteratura, perché questo è uno di quei romanzi che si colloca in un angolino della mente e non la lascia più.
“Papyrus. L’infinito in un giunco”, in Italia pubblicato da Bompiani, è un saggio particolare sui libri. I libri, i loro creatori e divulgatori sono i protagonisti di un lungo racconto che parte dall’antica Grecia e arriva all’impero romano, viaggiando per il 900 e passando per i giorni nostri. Il saggio parla di libri di pietra, di giunco, di stoffa, di carta e digitali, sempre presenti nelle nostre vite in momenti bui e felici, regalando svago, cultura e passione, creati, diffusi e difesi a volte eroicamente da scrittori, scribbacchini, oratori e traduttori.
Il libro è piacevole ma presenta troppi spoiler su romanzi che sgretolano la curiosità del lettore. Svela per esempio il finale de ‘Il nome della rosa’. Comunque consigliato.

18 commenti

  1. Alessandro, come al solito un grazie per un post come questo, che alle spalle ha ore e ore di studio e lavoro. Sottolineare il lavoro dei blogger non è mai sufficiente. Non conosco nessuno degli autori che citi, nonostante anche mia moglie sia spagnola. Inutile dire che ho preso nota. Io conosco altri, e sono quelli di grido, che non vi è bisogno di ricordare. Voglio solo far notare una cosa, spero non ti adonterai se uso il tuo spazio come al solito per scrivere idee mie. Ho notato che la narrativa spagnola degli ultimi 20 anni, sia quella un po’ piu’ di massa, sia quella piu’ elitaria, sforna una qualità piu’ alta rispetto alla narrativa italiana, oltre che una varietà di generi piu’ ampia (in Italia oramai il giallo ha colonizzato buona parte della narrativa). E’ una mia sensazione empirica. E ammetto di essere stato molto superficiale, provinciale e a tratti supponente nei confronti della Spagna, ragion per cui non ho approfondito sinora. Non so se tu confermerai dal tuo punto di vista piu’ “scientifico” del mio. Piu’ passa il tempo e piu’ mi accorgo che la Spagna, che in fondo nei nostri confronti aveva sempre quel complesso di inferiorità e l’invidia buena (loro espressione che trovo ipocrita e fastidiosa) in realtà abbia messo la freccia, nella letteratura e non solo. Come sempre un caro saluto e un augurio di una splendida estate.

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    • Grazie per il tuo commento! Ti dico la mia: io personalmente sto trovando tanti libri spagnoli degli ultimi 20 anni molto belli e coraggiosi. Trovo titoli, tanti, che mi appassionano, ma non autori. Ci sono i vari Sara Mesa, Lorenzo Santiago, Aramburu e tanti altri, che hanno scritto un gran libro ma che dopo non riescono a ripetersi. Le spagnole Anagrama e Blackie books sono tra le mie case editrici preferite a livello mondiale (se non conosci la seconda ti consiglio di cercare qualcosa che pubblicano) ma quando entro in una libreria spagnola non cerco un autore, ma un titolo specifico consigliato da amici o parenti spagnoli, o scovato in un blog. Io lo dissi tempo fa in un post, per me invece la letteratura italiana contemporanea è sottovalutata, anche al confronto con quella spagnola. E guarda che io non sono un amante dell’Italia, lo trovo un Paese di apparenze e sopravvalutato da chi non l’ha vissuto, ma su due cose non ho dubbi: la qualità del cibo e la letteratura. Quando entro in una libreria Italia io cerco gli autori, anche contemporanei: Walter Siti, Marco Missiroli, Simona Vinci, Alda Teodorani, Gianluca Morozzi, per dirti solo qualche nome, non mi hanno ancora deluso. Gli spagnoli, anzi tanti spagnoli, al secondo libro mi hanno annoiano. Beh, questa è la mia esperienza basata sui miei gusti ed è un piacere poterla condividere con te.

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      • Alessandro grazie per il ritorno e per le informazioni. Si io sono troppo negativo per l’Italia. Ho vissuto troppo sulla mia pelle il peso della sua sopravvalutazione ( o della mia erronea valutazione) quando nel 2013 presi la decisione di rientrare dal Canada. Cio’ detto, si sul cibo non ha eguali.. lo dico senza entrare nel polemichese stupido della pizza e dei tortellini (la Spagna è ancora molto lontana, si basa su una cucina prettamente carnivora e di sapori forti, e la Francia si sogna la varietà che abbiamo in Italia). Sulla letteratura, ho meno elementi dei tuoi, specie per fare comparazioni. Trovo l’editoria poco coraggiosa. Si pubblicano troppe cose che si sa “riusciranno a vandere” e questo prende troppo spazio, togliendone a chi fa scelte meno banali (il giallo e l’autobiografismo di cui ho già parlato…). Gli scrittori italiani che citi non li conosco, e non ho motivo di dubitare di loro anzi, e vedro’ di rimediare. Sono poco famosi, ma questo non intacca il fatto che possano essere degli ottimi autori. Dal mio osservatorio, noto, avendo accesso ai canali storici delle TV nazionali, gli archivi storici alla raiplay per esempio anche di Francia, Belgio e Spagna, che la produzione di contenuti di cultura, via TV, anche per le masse, in altri paesi, se lo potevano sognare (almeno fino alla fine degli anni 70, e per un pezzo degli 80), anche la Francia ci era a rimorchio. Bisogna vivere due vite nel mio caso, per poter star dietro a famiglia, lavoro e poi alla letteratura.

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        • Si sono d’accordo con te, tra l’altro io penso sempre che chi legge più di 50 libri all’anno e guarda tante serie e film, vive a casa con mamma e papà anche a 50 anni 🙂
          Comunque in fondo i libri che si devono vendere “alla massa” li producono ovunque, difatti gli scrittori che cito ma anche altri che apprezzo, vivono d’altro forse tranne Siti che ha vinto uno Strega (con il suo libro per me più brutto) è Missiroli che “si è venduto” con ‘Fedeltà’ ma che non ho ancora letto.

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