Un calcio in bocca fa miracoli – Recensione

…Una volta, passati i settanta, eri considerato un vecchio e lo trovavi normale. Adesso se chiami vecchio un settantenne, ti dà una testata in faccia. Vogliono ancora la pelle tirata, i capelli al loro posto, l’uccello che funziona e, più d’ogni altra cosa, vogliono il potere…
Autore: Marco Presta
Anno: 2011
Pagine: 192
Casa Editrice: Einaudi
Disponibilità: Versione cartacea e digitale
Dove acquistarlo: Einaudi

Il personaggio mi ha fatto sorridere per gran parte del libro, persino quando parla di una pianta e di come orina. E sì, è volutamente fastidioso. Tanto. Quasi da sembrare irreale. Ma è proprio questa irrealtà a renderlo simpatico: un personaggio insopportabile che riesce comunque a conquistarti. In più sfoggia un politicamente scorretto quasi ammirevole. A un certo punto ho iniziato a pensare che l’autore abbia costruito apposta un personaggio così fastidioso per potergli mettere in bocca tutta una serie di sassolini che tirerebbe volentieri contro i paladini del politicamente corretto. Durante la lettura alternavo pensieri positivi a maledizioni. Le maledizioni erano dovute alle centinaia di libri e film con il vecchio scorbutico che manda tutti costantemente a cagare fino a quando non s’innamora della donna di vent’anni più giovane e, nel frattempo, risolve pure qualche dramma familiare, perché ovviamente è anche depositario della saggezza universale. Più andavo avanti, però, più i pensieri positivi prendevano il sopravvento. Quel vecchio di merda (per coerenza con lo stile dell’autore) mi ha fatto sorridere per tutto il libro e, a ogni pagina, mi veniva voglia di sottolineare una frase. Poi rinunciavo, perché avrei dovuto sottolinearle praticamente tutte.

Per spiegare davvero cosa mi è piaciuto, però, devo fare una cosa che di solito evito: accennare a un elemento della storia che qualcuno potrebbe considerare un mezzo spoiler. Quindi, se preferite arrivare completamente vergini alla lettura, fermatevi qui. La cosa che ho apprezzato di più è la coerenza dell’idea. Il protagonista è uno stronzo dall’inizio alla fine. Non c’è quella redenzione improbabile che temevo fin dalle prime pagine: il classico signore sulla soglia degli ottant’anni che, all’improvviso, scopre di non voler più essere stronzo perché si è innamorato. No. Lui resta coerentemente fastidioso dalla prima all’ultima pagina, senza mai annacquare la qualità della sua stronzaggine. E questa coerenza mi ha fatto sorridere fino all’ultima riga. Chapeau.

2 commenti

  1. Ultimamente più che gli uomini sono le donne a diventare così. Sono le donne che facevano casino negli anni ’70 e se non hanno figli o nipoti a tartassarle, riescono a farsi mandare a stendere, ma non sono propriamente stronze. Trovo invece che gli uomini tendano ad attaccarsi a donne decisamente più giovani e magari farci anche dei figli. Nella zona dove abito, essendo in parte a carattere rurale, vedo tanti ultrasettantenni accompagnati da ragazze di almeno 40 anni più giovani, ovviamente straniere. Vicino a casa mia abita una, non so fino a che punto, famigliola composta da un bell’uomo tra i 60 e 70, una giovane africana e una bellissima bambina di tre anni. Lui è innamorato palesemente sia della mamma che della figlia, lei invece ha un’aria scazzata. Ogni tanto arriva un giovane e bellissimo africano, e si ferma un po’ da loro. Potrebbe essere il fratello di lei. In questa situazione non vedo facce felici.

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