7 libri di autori statunitensi X

Oggi segnalo altri sette libri di autori statunitensi di cui ho parlato sul mio profilo Instagram, @mia_nonna_fuma.

In questo post un classico che volevo leggere da anni ma per cui avevo un pregiudizio parzialmente confermato durante la lettura; un best seller pluripremiato e acclamato che mi ha deluso; un altro classico da cui mi aspettavo tanto e che, invece, non mi ha deluso; l’ennesima delusione di un autore che faccio fatica ad apprezzare; un libro che parla di musica e che ho amato; una guida particolare e simpatica; un Nobel che volevo leggere da tempo e che mi ha affascinato.

Me lo dicevano tutti: non perdere tempo a leggere un libro di descrizioni. Alla fine ho ceduto e l’ho verificato di persona: è, difatti, un libro di descrizioni. È stato come sedersi a guardare un film d’avventura e ritrovarsi Piero Angela che ti parla di mammiferi, crostacei, relitti e tecniche di navigazione.
In questo mare di noia salvo solo quei tre personaggi pazzeschi: lo scienziato travestito da baleniere, il reietto dal carattere ambiguo e il narcisista psicopatico che, in effetti, sono da manuale dello scrittore.
Un best seller che ha vinto vari premi, tra cui i prestigiosi Pulitzer e National Book Award, con le prime pagine tappezzate di dichiarazioni d’amore sperticate, firmate persino da Obama e Oprah Winfrey, dovrebbe stupirmi, scioccarmi, travolgermi: almeno così mi dicevo mentre sfogliavo l’ennesima pagina di autocelebrazione.
In realtà la storia è disturbante e non lascia indifferenti, ma si trascina con personaggi senza mordente, vuoti, piazzati lì perché evidentemente servivano delle sagome per raccontare quell’orribile pezzo di storia. Potente nelle intenzioni, interessante, ma profondamente deludente.
Faulkner mi mancava, ed era un peccato da redimere, vista la mia passione per la letteratura americana. Ho iniziato forse dal suo romanzo più oscuro e complesso: all’inizio è stata una fatica, una lettura che respinge e disorienta, ma quando ti prende non ti lascia più.
In questa famiglia disfunzionale ho ritrovato i reietti della Beat Generation, i personaggi mentalmente squilibrati di Palahniuk ed Ellis, la rabbia di quegli scrittori che amano distruggere il sogno americano, e tanto altro di quello che mi ha sempre attratto nella narrativa americana. Finalmente ho capito da chi è partito tutto quello che più mi appassiona nella narrativa di quella parte del mondo.
Festini in residenze universitarie, alcol, droga, sesso, un paio di aborti, un quasi coma etilico, tutto raccontato da un personaggio e poi ripetuto ciclicamente da altri, con almeno qualche citazione musicale che, lo ammetto, ho apprezzato.
BBE scrive maledettamente bene, non lo nego: i personaggi si incrociano e si scontrano con sarcasmo e intelligenza. Ma non basta. Ci ho provato più volte ad apprezzare questo autore americano, eppure mi annoia, proprio come mi annoia quell’altro genio che non riesco a capire, DFW. Difficilmente li rileggerò.
Scrittura fluida; stile alternativo e lucido, con voci che si alternano per raccontare la storia dal proprio punto di vista, montate come in un documentario; la storia che cercavo: nascita, vita e morte di un gruppo rock degli anni ’70; rapporti umani che arrivano dritti dentro, persino a un cinico come me; un finale che lascia senza parole e pieno di pensieri, tra cui il desiderio che quel gruppo fosse esistito davvero.
Questo libro per me ha tutto, è tutto. Bellissimo: leggetelo e basta.
Spoiler: se non avete una passione sfegatata per gli zombie, state pure alla larga da questo libro. Se invece l’idea di sopravvivere a un’apocalisse di morti viventi vi stimola, allora questo manuale è una specie di guida pratica a come non farsi sbranare, scritta con un realismo inquietante che, a tratti, ricorda le varie pandemie annunciate che ci stanno per richiudere in casa.
Va anche detto che il tutto è pensato per quegli americani con un arsenale nascosto tra garage e salotto. Io invece leggendo ho solo realizzato che sarei senza dubbio uno di quegli sfigati che muoiono nella prima scena, o nella prima pagina nel caso di un libro. Nel complesso è divertente, ma va preso con le pinze.
Tra le tante definizioni di “classico”, quella che sento più mia è questa: un libro che puoi leggere in qualsiasi momento della vita e che ha ancora qualcosa da dirti. Perché certi libri, più che invecchiare, cambiano insieme al lettore.
Certo, non tutti i classici riescono a parlare a tutti i lettori. Alcuni ti respingono, altri ti annoiano. Poi ce ne sono alcuni che ti parlano come farebbe un vecchio amico o un familiare capace di trasformare qualsiasi aneddoto in una storia da cui non riesci a staccarti. Con Bellow ho trovato uno di quegli amici.

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