Liberata – Recensione

…E che bello sarebbe svegliarsi ogni mattina senza memoria, senza quei ricordi che il più delle volte ti allontanano dalla vita e te la guastano; ogni mattina aprire gli occhi e avere lo stesso volto ma chiamarsi in un altro modo, parlare un’altra lingua, abitare in un altro luogo. Ogni giorno svegliarsi senza la condanna di vivere ciò che si è diventati vivendo…
Autore: Domenico Dara
Anno: 2024
Pagine: 400
Casa Editrice: Feltrinelli
Disponibilità: Versione cartacea e digitale
Dove acquistarlo: Feltrinelli

Riporto prima gli appunti che ho scritto mentre leggevo fino a circa il 9% dell’ebook, che è tanto, considerando le poche pagine lette. Probabilmente ero spinto dall’entusiasmo di leggere un conterraneo che racconta una storia ambientata nella mia Calabria. Il protagonista del libro è un personaggio strambo, e questo a me di solito piace, se non avessi letto 300 libri con personaggi strambi. Comunque, per chi non è abituato a questo tipo di personaggi, questo è un buon romanzo per iniziare, e tutto sommato è un romanzo che funziona anche per chi, come me, ha costruito la propria passione per la letteratura proprio su questi personaggi. Liberata, che ovviamente non poteva chiamarsi con un nome comune, vive inquadrando quello che vede in diapositive da fotoromanzo, tipo il video di Take On Me degli A-ha, come se fosse stato girato da Moccia. E la cosa sorprendente è che funziona, nonostante possa sembrare trash. Vive qualcosa al di là di quelle diapositive che però non c’è. Vive quello che non c’è, per citare una canzone degli Afterhours. È difficile capire come vive e in cosa crede Liberata: lo si evince dai particolari, dai dialoghi, da come il personaggio si muove in un mondo che fatica a capire, raccontato in capitoli brevi, ognuno ispirato a una storia di un fotoromanzo. Qui bisogna dirlo: bravo l’autore a usare uno strumento poco letterario in modo elegante e convincente. Liberata è poi ossessionata dai fotoromanzi e addirittura innamorata di un “attore” di quelle storie, riecheggiando qualche classico pop anni 80 e 90 in cui le protagoniste si innamoravano di Simon Le Bon o Bon Jovi. E anche questo funziona bene. Il contesto storico e i luoghi non sono descritti esplicitamente, ma si riconoscono dai particolari: l’uso delle cabine telefoniche, i fotoromanzi, appunto, e le tensioni sociali di un periodo particolare della storia italiana vissuto in Calabria.

Poi, all’improvviso, i personaggi del fotoromanzo si impossessano dei personaggi del libro, trasformando la Calabria in una riproduzione di quelle storie. Diventa tutto scontato: arriva il belloccio arrogante che prima indigna Liberata e da cui nasce una foto-storia d’amore. Anche la qualità della scrittura passa da una prosa elegiaca a chiacchiere da talk show. Tra l’altro, non si evincono più quelle stranezze che dovrebbero caratterizzare il personaggio di Liberata. Le sue insolite abitudini vengono citate di tanto in tanto, ma sono solo descritte, e Liberata diventa di fatto una normale ragazzina cresciuta in quegli anni nel Sud Italia con il poster di un attore di fotoromanzi in camera. Ci sono tanti colpi di scena che risvegliano dall’incubo fotoromanzo, devo ammetterlo, botte di vita che fanno riprendere dal tepore, ma sono poco nitidi, improbabili, incastrati male nella storia e talmente brutti che sarebbe stato meglio un colpo in testa. Ci sono rimasto un po’ male, ma poi mi sono ricordato che il libro è pubblicato da Feltrinelli, che deve sfornare blockbuster. Ci sta, fa parte del gioco. E mi sono anche ricordato del perché preferisco le case editrici medio-piccole, che puntano di più sulla qualità che sulle vendite. Peccato, perché stavo iniziando a pensare di aver scoperto un Paul Auster di Calabria e invece mi sono ritrovato con un Fabio Volo in versione drammatica di Calabria.

4 commenti

  1. Ho letto Liberata e devo dire che concordo in tutto con te. All’inizio la faccenda della collezione di fotoromanzi e di lei che era innamorata di Franco Gasparri mi era sembrata interessante, poi c’è stato un crollo, nella storia, nel linguaggio, nelle varie vicende… una delusione, anche perché l’autore, quando pubblicava con piccoli editori, aveva dato ben altre prove

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