La ragazza dal pigiama rosso – Recensione

…Quando cresci in un paese come il suo, progredito economicamente e arretrato culturalmente, sebbene pretenzioso, coi segnali confusi dei viventi pilastri, ti lasci cogliere da una certa ottusa ingenuità che ti rende una facile preda. Sei esposta…
Autore: Alda Teodorani
Anno: 2026
Pagine: 176
Casa Editrice: D Editore
Disponibilità: Versione cartacea e digitale
Dove acquistarlo: D Editore

Quando esco dalla mia zona di conforto, fatta di romanzi di formazione, pulp, classici e pop, mi rifugio nell’horror. Non sono particolarmente da Stephen King: cerco soprattutto zombie e distopie horror, e poi ci sono quegli autori alternativi che sanno come non deludermi, come Alda Teodorani. Riparlo quindi di un’autrice che fa parte di quella Gioventù Cannibale che tanto mi piace, anche se qui troviamo più la componente violenta che quella pop. E di violenza, in questo libro, ce n’è davvero tanta. Una violenza volutamente estrema, quasi portata al limite per provocare il lettore e ricordargli che quella stessa violenza ce l’abbiamo sempre accanto, anche quando preferiamo non vederla. In questo caso, soprattutto, si parla di violenza sulle donne. Lo stile della Teodorani è secco, fatto di frasi telegrafiche che rendono il testo scorrevole e piacevole da leggere. La storia è intrigante e strizza l’occhio, magari solo indirettamente, a Frankenstein e Povere creature!, riuscendo però a mantenere una propria originalità e una forte componente splatter.

L’umanità della ragazza dal pigiama rosso è racchiusa soltanto in un diario, fatto anche di menzogne e di aneddoti scioccanti sulla sua vita prima di arrivare nello studio del “dottor Frankenstein”. È proprio attraverso quelle pagine che prende forma una personalità misteriosa, difficile da decifrare, cresciuta anche con il sogno di incontrare Poe. La violenza estrema, che va ben oltre i riferimenti citati, può essere letta in diversi modi. Da una parte mostra fino a che punto possano arrivare la malignità e le perversioni dell’essere umano; dall’altra potrebbe essere una sorta di zona dell’orrore talmente estrema da farti rivalutare la tua realtà, anche quando è misera. Ed è forse proprio questo uno degli aspetti che mi ha colpito di più: la Teodorani non sembra voler semplicemente raccontare l’orrore, ma usarlo per costringerci a guardare quello che normalmente teniamo ai margini. Consigliato. 

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