L’ultima lezione – Recensione

… Una vita scandita da una regolarità perfino ossessiva, racchiusa come in una gabbia a maglie strette. Ma mentre lui viveva in questa gabbia, Roma cresceva a dismisura, si trasformava, si prolungava attraverso periferie immense di cui lui non sapeva niente o quasi …

 

Autore: Ermanno Rea
Pagine: 290
Anno: 2008
Casa Editrice: Einaudi
Disponibilità: Libro Cartaceo e Versione Digitale
Dove acquistarlo: Amazon

Ero curioso di leggere qualcosa di Rea, ne avevo sentito parlare un gran bene. Tuttavia questo libro mi ha annoiato in varie parti, e qui vi racconto il perchè. Inizio con gli aspetti che mi sono piaciuti. L’autore inizia interagendo con il lettore, gli presenta il libro, lo prepara a qualcosa di misterioso, gli fa domande, gli da il tempo di pensare alle risposte che vorrebbe dare. L’opera inizia quindi col botto. Un’esplosione di originalità scritta da un autore che ha la padronanza dei grandi scrittori.

La storia ruota intorno alla ricerca di Federico Caffè, economista scomparso, stanco del mondo, della vita, dell’ignoranza, del progresso malinteso. Dal suo punto di vista, dall’alto della sua immensa cultura, era tutto sbagliato. Lui ne era consapevole e soffriva per colpa di chi, invece, viveva nell’incosapevolezza in esistenze prive di logica che purtroppo rappresentavano la maggioranza. Caffè per la sua saggezza mi ha ricordato personaggi reali che con rabbia cercano di raccontare la realtà a quella gente che vive in questa incosapevolezza, come Mujica, Chomsky e Sampedro per esempio. Anche se questi personaggi sono pacati e cercano di comunicare con la gente con gentilezza e un’educazione invidiabile. Mentre il dottor Caffè è a tratti burbero e antipatico. Nel libro, quindi, si cerca la spiegazione della scomparsa di un uomo colto e solitario, con un’esistenza affascinante vissuta nel mondo accademico.

Si divertiva a dare agli allievi più cari soprannomi di origine letteraria. così Tiberi, estroverso e trasandato, era il «Giovane Holden». Imponeva loro di leggere libri (romanzi, saggi) e di ascoltare musica discutendone poi con lui in maniera non superficiale

È una sorta di documentario letterario, fatto di inchieste, interviste, in un libro alternativo da uno stile fuori dagli schemi che non avevo mai incontrato nella letteratura italiana. Mi ha ricordato un po’ Roth e Bolaño, maestri di questo stile che possiamo trovare ne La controvita o I detective selvaggi, per esempio. I personaggi vivono nel ricordo del professor Caffè, in una storia che è un lungo flash back fatto di riflessioni sull’economia, sul Vangelo e la sua dubbia interpretazione, sul liberalismo in Italia. È quindi un romanzo che è in parte anche un saggio di natura economica. Viene raccontato il mondo universitario, il suo fascino ma anche le sue gerarchie e le sue ingiustizie. È un libro sicuramente interessante, ma che gira troppo intorno a quell’ultima lezione che da il titolo all’opera senza uscire mai dal cerchio. Da quelle continue riflessioni di tutti i personaggi, il professor Caffè e i conoscenti che lo cercano, difatti non si esce e alla lunga, appunto, il romanzo mi ha annoiato. Vorrei leggere qualcos’altro di Rea, forse ho iniziato con il libro meno adatto ai miei gusti letterari. Si accettano consigli…

Ma che cosa è il «suicidio perfetto?» Ragioniamo. Se l’«omicidio perfetto» è per definizione un delitto senza colpevoli, per simmetria anche il «suicidio perfetto» non può ammettere l’esistenza di responsabili. Il che è possibile soltanto in un caso: quello, appunto, della scomparsa, di una morte totalmente misteriosa e inaccessibile. Anzi, tanto inaccessibile da rendere arrischiata e arbitraria la congettura stessa del suicidio.

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