Incomprensioni letterarie

Ci sono classici immortali che nessuno osa criticare per una questione di rispetto. Ogni lettore forte terrà nascosti nell’armadio classici che odia, o che non comprende, di cui non osa manifestare pubblicamente il proprio disprezzo. L’ho sempre fatto anch’io, fino ad oggi. Ho infatti deciso di scrivere un post insolito, su tre autori e tre libri, classici indiscussi a livello mondiale, che io non tollero, cercando di spiegarne il motivo. Qui parlerò solo delle mie sensazioni durante le letture che non vogliono togliere nulla (ci mancherebbe altro) a capolavori della letteratura. Ho deciso infatti di usare la parola incomprensione tra virgolette al posto di odio per rispetto di chi apprezza gli autori e i libri citati in questo post.

 

burundanga

Inizio col botto, con uno degli scrittori più celebri al mondo, Lev Tolstoj, autore forse di uno dei romanzi più amati a livello mondiale, Anna Karenina. La mia “incomprensione” verso le opere dell’autore russo è iniziata con Guerra e pace, che per ben tre volte ha avuto un effetto narcotico nei miei confronti impedendomi di superare le prime 100 pagine. Non capivo l’evolversi degli eventi raccontati, vedevo un mare denso di parole che non riuscivo a decifrare e che mi facevano addormentare. Lo so, non è un buon motivo per dire che un classico non è piaciuto, ma devo ammettere che è stato uno dei pochi romanzi che mi ha causato tutto ciò. Per rispetto alla letteratura russa (adoro Dostoevskij di cui ho parlato qui) ho deciso di leggere Anna Karenina, stavolta finendolo con grande sofferenza. Come tante altre opere del XIX secolo, è stata pubblicata a epidodi su un quotidiano e quindi, a mio parere, con l’obiettivo principale d’intrattenere il pubblico in un modo molto simile alla TV di oggi. Risulterò di sicuro impopolare, ma tante volte in cui ho letto uno di questi romanzi, ho avuto la sensazione che l’autore volesse attirare l’attenzione del lettore con il pettegolezzo, un po’ come si fa con le telenovele moderne. La mia “incomprensione” è nata perché io a parte relazioni amorose ambigue, corna e appunto pettegolezzi, non sono riuscito a vedere nient’altro. C’è stato un terzo tentativo con Tolstoj, quella volta con un romanzo breve, La morte di Ivan Il’ič, che mi ha lasciato indifferente, suppongo per un pregiudizio costruito dai suoi libri più importanti.

Passo da un classico del XIX secolo a un nobel del XX, Gabriel Garcia Márquez. Cent’anni di solitudine è stato “incomprensione” a prima vista, sin dalle prime pagine difatti non sono riuscito a seguirlo. Troppi personaggi, troppe famiglie e nomi da ricordare. Ogni ventina di pagine dovevo tornare indietro e fare un ripasso. Ho progettato persino uno schema per facilitare il resto della lettura, peggiorando le cose perchè ho dato interpretazioni forse incorrette creando incesti tra componenti della stessa famiglia solo nella mia fantasia (forse) confusa dall'”incomprensione”. Di Marquez ho letto anche Il generale nel suo labirinto, Racconto di un naufrago e Nessuno scrive al colonnello. Nessuno di questi libri mi ha particolarmente colpito, mi hanno più che altro annoiato, ma accetto consigli letterari che mi aiutino ad apprezzarlo, perchè il realismo magico di tanti altri autori mi piace molto.

Passo ora a un classico italiano, Gabriele D’Annunzio. La trilogia dei Romanzi della Rosa è stata la causa principale della mia “incomprensione” nei confronti delle sue opere. Il personaggio di Andrea Sperelli rappresenta il decadentismo contrapposto al positivismo dell’epoca, ispirato da Baudelaire e acclamato dalla critica. Io quando leggo i classici tendo a dare una mia personale interpretazione (come tutti gli appassionati), e per me Andrea Sperelli rappresenta invece quello che meno apprezzo dell’Italia, l’esaltazione dell’apparenza contrapposta ai contenuti. Io nei libri di D’Annunzio vedo personaggi vuoti, che si muovono in modo apatico senza trasmettermi nessuna emozione, curiosità o valore. Di D’Annunzio lessi altre opere durante il liceo grazie alla mia prof di letteratura che l’adorava e che invece sentiva una certa “incomprensione” per Calvino e Pavese. E siccome io Calvino e Pavese li adoro, credo che la mia “incomprensione” nei confronti di D’Annunzio sia dovuta anche alla mia antipatia verso la prof del liceo.

Credo che uno dei romanzi più popolari tra gli adolescenti di qualsiasi generazione, che tutti hanno avuto tra le mani almeno una volta nella vita, sia Siddartha di Hermann Hesse. La maggior parte di questi adolescenti l’ha amato per svariati motivi che vanno dalla purificazione spirituale alla ricerca del senso della vita. Io ho provato un’intensa “incomprensione” sia da adolescente che da adulto. L’ho trovato più narcotico delle prime 100 pagine di Guerra e pace, di una noia indignante, causa persino di “incomprensioni” verso alcuni amici che alla domanda “ma che cavolo ci hai trovato d’interessante in questo libro?” mi hanno risposto “non l’avrai letto nel momento giusto”.

Il signore delle mosche di William Golding è un libro che ho iniziato a leggere con grande entusiasmo. Il gruppo di bambini che, secondo la critica positiva che mi ha convinto a leggerlo, avrebbe dovuto angosciarmi e farmi riflettere sulla fragilità della mente umana, ha fallito nel mio caso. In realtà per come è scritto il romanzo per me si potrebbe trattare di un gruppo di adulti, quindi l’effetto angosciante del comportamento dei bambini io non l’ho proprio notato. Inoltre il momento più intenso di “incomprensione” l’ha provocato lo stile con cui l’autore ha scritto l’opera, fatta di urla continue iniziate da un personaggio e ripetute dal resto del gruppo. È stato come vedere un musical noioso al teatro.

Lessi Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen grazie a (o per colpa di) mia moglie, a seguito di una di quelle tipiche conversazioni su libri che tendono a piacere di più alle donne e altri preferiti dagli uomini. È un luogo comune che odiamo entrambi e che abbiamo cercato di sfatare scambiando tra di noi i nostri classici preferiti. Grazie a quella conversazione lessi anche Cime tempestose di Emily Brontë, divenuto uno dei miei romanzi preferiti in assoluto e sfatando quel luogo comune. Con Orgoglio e pregiudizio invece è stata pura “incomprensione” e il motivo è esattamente lo stesso di Anna Karenina che non c’è quindi bisogno di ripetere.

Ho scelto solo tre autori e tre libri per non dilungarmi troppo, per la cronaca sono rimasti fuori di poco Paulo Coelho e Il grande Gatsby. Magari inizierò proprio con loro se deciderò di scrivere un altro post di incomprensioni letterarie.

E voi? Vorreste segnalare un libro o un autore acclamati da critica e pubblico che non tollerate?

35 commenti

  1. Cent’anni di solitudine è uno dei pochi libri che non sono riuscito a finire: non mi passavano le pagine e a un certo punto (non troppo avanti, eh) ho lasciato perdere.
    Siddartha, invece, l’ho letto tantissimo tempo fa: ammetto che non ricordo quasi niente, ma il libro mi era piaciuto e letto volentieri. 🙂

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  2. non toccatemi ilcentanni! 😀
    in compenso, dopo essere rimasta ammaliata dalle prime due pagine del “Memoriale del convento” di Josè Saramago, non sono mai più mai più mai più riuscita a proseguire la lettura… mah!

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  3. Quasi tutti i libri che ti sono risultati ostili a me invece sono piaciuti moltissimo… Guerra e pace richiede pazienza ma è un bellissimo romanzo, Anna Karenina non è solo una storia di pettegolezzi e drammi sentimentali, Cent’anni di solitudine provoca a tutti un po’ di caos mentale e il desiderio di disegnare un albero genealogico della famiglia Buendia… certi libri sono dei mondi, chiedono impegno, pazienza, ma quando ci entri dentro hanno tanto da darti…
    Naturalmente ognuno di noi ha delle cose che non è riuscito a digerire. Io per esempio non sono mai riuscita a leggere l’Uomo senza qualità

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  4. “La coscienza di Zeno” è per me un obbrobrio, ma sto scoprendo di non essere il solo a pensarlo. In linea di massima rifuggo i saggi, perché parto prevenuto con l’idea che siano noiosi, quindi evito queste “incomprensioni” da nascondere con vergogna. 😁

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  5. Pensa che io ho ricevuto proprio oggi Anna Karenina.
    Se però il tono generale è simile a quello di G&P, allora posso star tranquilla, perché m’ra piaciuto. Più della corposità, mi aveva conquistato la relativa lentezza con cui le varie vicende si intrecciano; perché seguiva un po’ il mio ritmo naturale.

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  6. Io sono il contrario: Dostoevskij non lo reggo: ho adorato «Notti bianche», ma tutti gli altri uff… «Delitto e castigo» l’ho trovato impossibile, «Memorie dal sottosuolo» peggio…
    «Coscienza di Zeno» ho avuto problemi anch’io… l’ho abbandonato…
    Tra le mie illustri defezioni, si sa, c’è «Cuore di Tenebra» di Conrad…
    In «Guerra e pace» ci s’entra a metà…
    «Ivan Il’ič» non si deve leggere prima degli altri, neanche «Padre Sergij», meglio, per iniziare «Sonata a Kreutzer» e «Diavolo» e poi inondarsi in «Resurrezione» (di cui «Diavolo» è una sorta di “remake”, o, visto le date di composizione, il contrario) e, magari, in «Chadzhi Murat» (che, tecnicamente, è «The Wrestler» di Aronofsky)…
    Ma Dostoevskij e Tolstoj sono come Nord e Sud, caldo e freddo, pessimisti e ottimisti, Abbado o Muti: se uno è “per l’uno” è difficile che sia anche “per l’altro”… sicché, vabbé!

    Golding, boia, io non riesco a stare senza (e non solo senza «Signore delle Mosche» ma anche senza gli altri: «Caduta libera», «Ai confini della terra», più ostici «Uomini nudi» e «La folgore nera» ma geniali: «Lost» è nulla senza «Folgore nera» e senza «Signore delle Mosche»; mi manca «Paper Man» e «Scorpion God», e sono sullo scaffale da anni in attesa del momento giusto!)

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  7. Che coraggio XD. I classici sono complicati: bisogna leggerli al momento giusto e hanno bisogno di tanta dedizione. Tanto per capirci, verso i tredici anni ho letto “Notre Dame de Paris” e l’ho trovato un mattone indigeribile, mentre adesso lo sto rileggendo e ti dirò che ne sono piacevolmente sorpresa. Di sicuro odio “La coscienza di Zeno” (obbligare i ragazzi a leggerlo è un vero passo falso), “Possessione” (non so se si possa considerare o no un classico) e ho trovato piuttosto pesante anche “Don Chisciotte”.

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    • Grazie per il “coraggio”. Mentre scrivevo il post pensavo all’indignazione che avrei provocato soprattutto su “Anna Karenina” e “Cent’anni di solitudine”… e ancora mia moglie non mi ha perdonato per quello che ho scritto su “Orgoglio e pregiudizio” 🙂
      Sei la seconda persona che cita “La coscienza di Zeno”, lo trovo curioso perché è un libro che invece a me piace tantissimo. Ma forse hai ragione tu, non è un classico da obbligare a leggere a un ragazzo.

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