Fëdor Dostoevskij

Di solito evito di parlare di autori classici di cui si è detto tanto e di cui si è analizzato stile, contesto storico, influenze e impatto culturale. Ho sempre creduto di non poter dire niente di più su questi autori, tuttavia ce ne sono alcuni che leggo da sempre e che continuano a stupirmi, e di cui sento di voler dire perché mi appassionano così tanto. Uno di questi autori è Dostoevskij. In questo post darò il mio personale parere sullo scrittore russo, classico per me adatto a qualunque lettore, anche a quelli che si mantengono alla larga dai classici forse per timore di non capirli o di annoiarsi, spaventati da tomi di centinaia di pagine.

Ogni volta che leggo un libro di Dostoevskij avverto la miseria e il tormento che pervadono nei suoi personaggi, riflessi di vite di fine ottocento, di epoche più remote ma anche dell’era moderna. Credo infatti che così come Orwel anticipò il marciume del Sistema moderno, Dostoevskij fece lo stesso con il tormento dell’uomo moderno, che non vive senza il caffè, odia il suo posto di lavoro, non tollera chi sta peggio di lui, pecca di empatia e non dorme per i pensieri che l’ossessionano. Dostoevskij fu per me un visionario che descrivendo la sua realtà, già delineava il cammino dell’essere umano dell’era moderna mentre si muove costretto a correre come tutti gli altri, pur non capendone il motivo, solo per non impazzire.

Tirava fuori l’anima dei suoi personaggi e l’esponeva al lettore in modo ipnotico, senza annoiare. Chi segue un blog di letteratura sicuramente si è ritrovato un libro di Dostoevskij tra le mani di cui ha letto qualcosa almeno una volta nella vita. Tuttavia, a chi ancora conosce poco o niente dell’autore russo, consiglierei di iniziare con Memorie da una casa di morti perché lo straordinario mondo letterario di Dostoevskij inizia da quel libro. Non è la sua prima opera, ma è quella da cui nascono i suoi personaggi più importanti che ritroviamo nei suoi classici. È un’opera semi-autobiografica che racconta la vita dei condannati di una prigione in Siberia, ispirata dalla sua condanna di quattro anni che scontò proprio in quella prigione. Nel libro troviamo persone che ha conosciuto realmente e che ispirarono i personaggi più noti del suo mondo letterario.

Per il resto credo che un libro valga l’altro, anche se i miei preferiti sono I fratelli Karamazov, L’idiota, Delitto e castigo e Il Giocatore. Lo stile di Dostoevskij in queste opere fu nichilista, caratterizzato da un progressismo provocatore, come accade ne L’Idiota in cui definisce il cattolicesimo peggio dell’ateismo, per poi esaltarlo ne I fratelli Karamazov e rimanendo sempre ambiguo sui temi fondamentali della società come la politica e, appunto, la religione. Difatti non giudicava mai i suoi personaggi e le loro scelte, li creava e li liberava nei suoi mondi facendoli vivere sbagliando, peccare, soffrire per poi punirli con pene eccessive, pur manifestando sempre la sua contrarietà alla pena di morte.

Per me Dostoevskij era principalmente un provocatore. Ambiguo di proposito, giocava con la critica e il lettore, scoprendo parte della sua personalità in un libro che però non rappresentava niente di quello che pensava, poichè smentita nel libro successivo, senza mai svelare la sua presa di posizione, scrivendo in modo contraddittorio persino nella stessa opera. Mi affascina anche parte della sua vita privata, come il mistero legato al suo rapporto con la religione, componente sempre presente nei suoi scritti ma che tormenta i suoi personaggi invece di placare la loro disperazione grazie a quella fede che, tra l’altro, Dostoevskij dichiarava in modo ambiguo così come accadeva con la sua fede politica.

È uno dei pochi classici che consiglierei anche a chi si avvicina alla letteratura per la prima volta, perché come ho detto all’inizio di questo post, ha trattato tematiche della sua realtà che continuano a essere attuali senza mai schierarsi chiaramente. Nei libri di Dostoevskij alla politica e alla religione si mescolano anche il gioco d’azzardo, la follia, la disfunzione delle famiglie, l’amore che tormenta, la solitudine, senza mai annoiare, ma sicuramente confondendo e stimolando la curiosità, forse come questo post, o almeno spero.

11 commenti

  1. Ho sempre creduto di non poter dire niente di più su questi autori… capita anche a me con i classici, ma tu sei riuscito a dire qualcosa di nuovo e di molto personale: bravo! Mi viene un po’ da ridere perché sono fresca fresca di “Delitto e castigo” ;).

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