Tempi supplementari – Recensione

… La mente funziona in modo curioso. I ricordi ti restano in testa come decidono loro. Capita che le cose importanti spariscano completamente, mentre brandelli di avvenimenti apparentemente insignificanti ti si appiccichino addosso per sempre …

 

Autore: Otello Marcacci
Pagine: 362
Anno: 2020
Casa Editrice: Edizioni Ensemble
Disponibilità: Libro Cartaceo e Versione Digitale
Dove acquistarlo: Edizioni Ensemble

Giacomo, voce narrante di questo romanzo, racconta una storia malinconica, appassionante e lunga cinquant’anni. La prima parte è un flashback della sua infanzia vissuta negli anni settanta, con il pallone Super Santos tra i passatempi preferiti dai ragazzini, la tele analogica in cucina, le vacanze al mare con gli amici in un’epoca in cui l’amicizia è la cosa più bella del mondo. Giacomo racconta i primi amori, la vergogna provata dagli adolescenti a rivelarli, il suo campo estivo di Marina di Grosseto gestito dalle suore che quando fai il cattivo si trasformano in streghe. La sopravvivenza al bullismo, le difficoltà familiari, la forza del gruppo che ti protegge con una barriera d’indifferenza quando il bullo di turno ti prende in giro paragonando il tuo mondo all’Armata Brancaleone, pensando persino di offenderti. Un’esperienza letteraria bella e nostalgica che narra di una generazione in cui, come dice l’autore, i ragazzini vivono il presente fregandosene del futuro.

Il gruppo di amici di Giacomo si prerara alla partita di calcio che deve salvare il loro orgoglio. Vengono etichettati perdenti, ognuno con la sua storia, con i problemi che grazie al gruppo non sono più problemi, ma normalità. Ho letto di una di quelle belle amicizie trovate in tanti classici moderni del cinema e della letteratura, come i Goonies, It, Stand by me, Sleepers. Tuttavia stavolta da sfondo non ci sono gli USA, ma la Toscana e quelle tradizioni italiane in cui mi sono rivisto. Ho vissuto un flashback parallelo a quello del protagonista pensando alla mia di infanzia. Il lettore riesce a connettere quindi con l’autore, che ci parla attraverso i ricordi di Giacomo. Quella partita finirà, ma rimarrà in sospeso per tutto il romanzo in cui l’amicizia si protrae negli anni. Alcuni di quei ragazzi da adulti sono ancora insieme, con i loro sogni nel cassetto non realizzati, e trovano rifugio nel gruppo anche nella seconda parte del libro. L’autore continua a creare intorno a quella partita di calcio da rigiocare le realtà dei personaggi fatte di amori, tradimenti, drammi, raccontati con una brillante ironia che si alterna alla malinconia. Continua a mantenere la connessione con il lettore che ancora si immedesima, non più in un ragazzino, ma in un adulto. Rivive prima la bellezza dell’amicizia per poi pensare ai propri sogni ancora rinchiusi nel cassetto.

Giacomo nella seconda parte del libro è quindi un adulto, un giornalista con una famiglia problematica. Col padre non ci parla volentieri, la madre ha l’Alzheimer, il fratello non fa niente di male, ma è il tipico fratello che oscura l’altro che è single e che ha un lavoro frustrante (Giacomo si dedica malvolentieri a scrivere articoli su film porno). Fallisce in amore, poi si riprende, si stabilizza, raggiunge quella felicità fittizia imposta dalla massa che ti osserva giudicandoti, e la tristezza continua a perseguitarlo. Tuttavia ci sono gli amici, anche loro dalle vite complicate, e quella partita di calcio che deve riaccendere la scintilla nella sua vita. La terza parte, il presente, focalizza la vita di Giacomo e la relazione difficile con sua figlia. Sullo sfondo il problema dell’immigrazione che attanaglia l’Italia dei giorni nostri, e quella partita di calcio da rigiocare, che si era conclusa due volte, ma sempre presente nelle vite dei personaggi del romanzo.

Il calcio come metafora della vita, in cui si spera in un goal, in uno stimolo che ti dia la forza d’andare avanti nonostante tu stia perdendo, nella partita come appunto nella vita. Ma in questo romanzo il calcio è anche punto d’incontro, più di uno sport, è un legame tra gli amici che si perdono nel tempo solo fisicamente. È un concetto che troviamo anche nelle opere di Hornby, ma stavolta è l’Italia e la sua magia che fa da sfondo e non l’Inghilterra. Una bella scoperta quella di Otello Marcacci, un autore che provoca un sorriso in una pagina e una profonda nostalgia due pagine dopo, una penna interessante in grado di creare emozioni contrastanti nel giro di pochi minuti, come il calcio, come la vita. 

Mi assalì la nostalgia. Non saprei dire bene come. Nostalgia e basta. Di casa mia e della mia famiglia al tempo di noi ragazzini.

Per scoprire altre curiosità sul libro vi consiglio di dare un’occhiata a un’altra recensione, pubblicata su un blog letterario che seguo e stimo: Tempi Supplementari su Il verbo leggere.

14 commenti

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