La terra promessa. Autobiografia rock – Recensione

…L’entropia è una maledetta bastarda che tende a distruggere ogni cosa…
Autore: Otello Marcacci
Pagine: 386
Anno: 2020
Casa Editrice: Les Flâneurs Edizioni
Disponibilità: Libro cartaceo
Dove acquistarlo: Amazon

La mia lista di libri da leggere, di solito “monopolizzata” da romanzi, ultimamente si è arricchita di vari saggi tra cui si trovava da qualche mese La terra promessa. Autobiografia rock di Otello Marcacci, autore che ho apprezzato soprattutto per il suo bellissimo Tempi supplementari. Sono sicuro che nella prossima recensione a un suo libro dirò che l’ho apprezzato soprattutto per i suoi bellissimi La terra promessa. Autobiografia rock e Tempi supplementari, perché l’opera di cui vi parlo oggi mi ha divertito, emozionato e incollato alla lettura per qualche giorno come di solito mi succede con autori del calibro di Bukowski e Palahniuk, per intenderci. È un trattato sul rock molto particolare che trasmette un messaggio che sicuramente condivideranno tutti gli amanti della musica: ci sono pezzi che ti fanno evolvere in un essere diverso, non migliore o peggiore, ma più curioso, intrepido, consapevole che la musica può renderti la vita più piacevole anche quando di piacevole non ti sta capitando nulla. E io sono d’accordo. Per lui l’evoluzione è iniziata con un pezzo di Bruce Springsteen, per me con uno qualsiasi del’album The Velvet Underground & Nico (il parallelismo tra autore e lettore nasce spontaneo durante la lettura e lo riprenderò tra qualche rigo).

Otello (quando mi affeziono a un autore mi piace chiamarlo per nome) ci parla del rock, della sua nascita e trasformazione a rock and roll, della sua evoluzione verso nuove forme come il punk e il metal, del suo significato nella propria vita. Il lettore grazie a questo saggio si rende conto che la musica ha un senso anche nella sua esistenza, sebbene diverso da quello della vita di Otello; può immedesimarsi in queste pagine di note, testi, poesia ed emozioni, perché la musica accompagna tutti, l’artista che ce la descrive nei suoi scritti e i lettori mentre ne assaporano le parole. Leggendo La terra promessa. Autobiografia rock si scoprono aneddoti interessanti su David Bowie, nuovi persino per un suo grande ammiratore come me; in un testo armonioso s’incrociano il Risiko e la sua follia, il genio di Tondelli, i Genesis che suonano alla Festa dell’Unità di Tirrenia, alla faccia di Mammola, il mio paesino di Calabria, che ha raggiunto l’apice del suo delirio musicale con Marco Masini. Ho anche scoperto aneddoti che forse non avrei voluto sapere, come quello su Giovanni Lindo Ferretti che prima diventa cattolico/oscurantista e poi duetta con Jovanotti (il cantante che non sa cantare viene solo citato in quest’episodio e poi per fortuna scompare (scusami Otello ma quando sento o leggo il nome di Jovanotti in un contesto musicale m’innervosisco)).

Quello che rende questo saggio unico è la vita personale raccontata dall’autore, bravo a inserire aneddoti reali a suon di musica legati a tutti gli artisti che omaggia. È come se avesse creato una colonna sonora della sua esistenza raccontata con ironia e malinconia. Otello mi ha regalato aneddoti interessanti anche su artisti che non apprezzo per una questione di gusti, tipo gli U2 il cui leader Bono Vox ha una voce che detesto ma che descritto da lui diventa all’improvviso fico. Passa da Elvis a Radiohead, da Beatles a Led Zeppelin, riesce persino a tirar fuori il meglio dei Coldplay, eh sì, se non fosse per Yellow io mi ritroverei tra i loro haters che citi caro Otello.

Il libro si legge con uno sguardo su Youtube e Wikipedia per approfondire quanto s’impara. C’è difatti anche tanta roba che non conoscevo: Al Green, cantante statunitense di musica gospel e soul che diventa pastore di una chiesa di Memphis, e Bessie Smith, forse la cantante jazz più talentuosa di tutti i tempi, sono due esempi. Per non parlare di Blaze Foley, cantautore country di cui è stato tratto un film che adesso voglio vedere, o della genesi di Hallelujah di Leonard Cohen, che ha una storia molto più bella della canzone e coinvolge due miti, John Cale e Jeff Buckley, e una misteriosa tragedia. E poi grazie a Otello ho scoperto un Niccolò Fabi che non conoscevo in un paio di pagine che mi hanno quasi commosso. Ho trovato anche una spiegazione del perché il rock in Italia non è mai decollato come nei paesi anglofoni che mi ha folgorato, una spiegazione che cercavo ma che non riuscivo a trovare. Il libro è bello anche esteticamente, le foto che accompagnano i titoli all’inizio di ogni capitolo riescono ad essere sobrie e allo stesso tempo eleganti.

Subito dopo aver finito il saggio ho messo il disco The Velvet Underground & Nico con una voglia pazzesca di stringere la mano ad Otello e fargli i complimenti di persona. Magari un giorno succederà davvero.

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