7 libri di autori di varie nazionalità IV

La maggior parte degli autori che ho letto in questi ultimi anni e che continuo a leggere sono, per una questione di gusti e circostanze della mia vita, italiani, statunitensi, britannici e spagnoli. Così che in questa serie di post ho deciso di raggruppare libri di autori di altre nazionalità di cui ho parlato sul mio profilo Instagram, @mia_nonna_fuma.

Gli autori dei libri che segnalo oggi provengono da Giappone, Germania, Francia, Canada e Cile.

In questo libro c’è tutto il mondo surreale di Murakami: personaggi inesistenti che interagiscono con quelli reali, concetti astratti che prendono forme concrete, eventi fantastici che s’incastrano con la dinamica di una vicenda realistica. Il problema è che Murakami ha trovato la formula per il suo best seller alternativo che non evolve e inizia a innervosirmi.
L’autore giapponese ormai produce nuovi romanzi con la stessa professionalità di McDonald’s nel produrre nuovi panini.
Continuo a pensare che Murakami abbia scritto qualche ottimo romanzo (amo Kafka sulla spiaggia), ma basta leggerne un paio, al massimo quattro, poi si può lasciare il McDonald’s per un buon ristorante.
Ci sono libri che forse si apprezzano di più in età particolari. Magari Il piccolo principe si dovrebbe leggere a 12 anni, Siddartha a 16 e i libri di Fabio Volo a 17. Anzi Fabio Volo è meglio non leggerlo proprio, ma quella è un’altra storia, oggi mi soffermo su Siddartha. Io difatti credo di averlo letto troppo vecchio per poter sentire quelle ventate di purificazione spirituale, ricerca del senso della vita, orgoglio dell’individuo di fronte all’orrore della storia di cui mi parlavano. Sono riflessioni che ormai non faccio da anni, sono diventato pratico, quando leggo io voglio intrattenermi e non riflettere.
Io leggendo il romanzo di Hesse ho provato una noia mortale, non ho compreso l’utilità dei lunghi silenzi e ho avuto una voglia pazzesca di buttar Govinda giù da un burrone ogni volta che non riconosceva Siddartha per un motivo a me poco chiaro.
Un pubblicitario stanco del suo lavoro scrive schifato un libro di denuncia sulla pubblicità che convince gente povera a comprare cose futili di cui non ha bisogno. Quel libro è il preludio di una spirale di droga, sesso e violenza che si scaglia sulla vita apparentemente florida del protagonista, ed è degna dei migliori Bret Easton Ellis e Michel Houellebecq, autori difatti accostati allo scrittore di 13,99€.
A me non piacciono né Ellis, né Houellebecq, per contenuti il primo e per stile il secondo, ma vi consiglio Frédéric Beigbeder, provocatore come loro, meno famoso, ma più strano.
Dei ragazzini delle scuole superiori con la scusa di una gita vengono portati su un’isola dove sono costretti ad ammazzarsi tra di loro con l’ausilio di un oggetto assegnato in modo random che può variare da una mitragliatrice, una banana, un bastone appuntito e tanto altro.
La storia è una figata, il romanzo scorre senza intoppi con uno stile basico e fluido, il libro non è un capolavoro, ma lo consiglio se volete intrattenervi senza troppe pretese.
Chi è cresciuto guardando decine di volte film come Ritorno al Futuro o Terminator, o chi ha visto nascere band come Radiohead o Smashing Pumpkins, o chi ancora ha vissuto comodamente senza cellulare e internet, e soprattutto chi è anche appassionato di letteratura, a mio avviso deve passare per i libri di Douglas Coupland, narratore eclettico della Generazione X. La sua produzione letteraria è iniziata appunto con il libro omonimo, un romanzo fatto di micro storie raccontate da un gruppo di ragazzi californiani. Una sorta di Decamerone moderno d’oltreoceano, che ha aperto le porte al laboratorio letterario sperimentale in continua evoluzione dell’autore canadese.
Ho spesso parlato di Douglas Coupland nei miei canali, l’ho descritto come uno dei miei autori preferiti (il preferito in assoluto subito dopo aver letto JPOD e La sacra famiglia, traduzione infelice di All families are psychotic) e il più sottovaluto tra gli scrittori postmoderni.
Per dovere di cronaca oggi sconsiglio il suo libro che mi ha convinto di meno.
Shampoo planet parla di come un viaggio in Europa cambia la vita a Tyler, ragazzo della provincia statunitense. La storia mi ha annoiato e lo stile di Coupland qui è povero di quel suo sarcasmo che tanto mi piace nelle sue opere.
Consiglio qualsiasi altro suo libro, soprattutto i sopracitati.
Lungo petalo di mare racconta la guerra civile spagnola, l’esilio dei “rossi” in Cile, il colpo di stato di Pinochet, la caduta di Salvador Allende e la poesia di Neruda. La potenza narrativa di Isabel Allende è prodigiosa, l’autrice riesce a raccontare con una dolcezza unica persino scorci di Storia toccanti.
Ti aiuta a capire un dramma -come quello vissuto in Cile- con una prosa elegiaca. Questo libro si colloca prepotentemente tra quelli che consiglio per scoprire la Storia attraverso la narrativa.

10 commenti

    • In effetti anch’io sono un fan di Murakami, mi sono piaciuti molto almeno 4 dei suoi libri e un paio un po’ meno. Però leggendo gli ultimi suoi romanzi ho avuto la sensazione che ormai si ripete perché è Murakami e deve sfornare quei determinati libri per i suoi lettori senza più sperimentare. Un po’ come succede a Tim Barton nel cinema.

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