Camere separate – Recensione

… Sentì di impazzire, una, dieci, cento milioni di volte. Sentiva nel suo cervello le cellule cerebrali bruciarsi, rendersi incandescenti e germogliare continuamente una nell’altra, friggere e schizzare, morire, dissolversi e sempre milioni di altri gangli nervosi venire in avanti …
Autore: Pier Vittorio Tondelli
Pagine: 304
Anno: 1989
Casa Editrice: Bompiani
Disponibilità: Libro cartaceo e versione digitale
Dove acquistarlo: Bompiani

Tondelli conclude la sua breve (purtroppo) carriera letteraria con un’opera più matura in cui i ricordi s’intrecciano con il presente; un presente triste per la perdita di un pezzo importante della vita del protagonista e rimembrato con dolcezza. Parlo di un’opera più matura perché qui Tondelli usa un linguaggio più elegante, tenero e ricercato. Ma attenzione, l’evoluzione letteraria dell’autore emiliano, che ci ha lasciati proprio nel momento più elegiaco della sua carriera, non toglie meriti alle sue opere precedenti, che difatti io prediligo. Tondelli qui mi ha stupito per come cambia registro, per come ha saputo rinnovarsi, sperimentare come solo i grandi scrittori possono fare. I temi principali di Camere separate sono comunque gli stessi di Altri libertini e Pao pao: amicizie, viaggi e amori con sensazioni deformate o amplificate dalla droga.

Il romanzo racconta la storia d’amore tra Leo e Thomas vissuta in “camere separate”: insieme ma senza invadere gli spazi dell’altro, uniti d’estate, autunno e primavera, separati in inverno, ognuno con la propria esistenza indipendente ma resa più ricca dall’altro. Il romanzo racconta il viaggio di Leo in giro per l’Europa, un’avventura emozionante accompagnata da musica e letteratura, che supera i confini del corpo dell’uomo che ha amato, perché l’amore per Leo non può esistere senza i suoi viaggi. Il libro è una ventata di novità culturali e artistiche che arrivano da Berlino e Londra, ci parla del post punk quando in Italia le band alternative come i CCCP venivano oscurate dalla moda di Sanremo e chi le ascoltava era un poveraccio, un drogato o un reietto, come i personaggi di Tondelli d’altronde. Personaggi talentuosi, curiosi e di un’intelligenza fine alimentata dagli studi e dalle esperienze di vita.

Le lunghezze di libro, dialoghi e aneddoti sono perfette; finiscono proprio quando un paio di frasi in più avrebbero reso l’opera noiosa. L’ultimo libro di Tondelli è un nostalgico romanzo di formazione, un’opera bellissima di un autore potente che, ribadisco, ci ha lasciati troppo giovane.

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