Tentativo di consiglio per libri d’autori emergenti in cerca di editori, aka NOEAP

C’era una volta un libro scritto da un autore che non inizierebbe mai un libro con “C’era una volta” e che narrava la storia di un ragazzo affetto da un problema di attenzione che gli condizionava la vita e di tante altre cose e, soprattutto, con una gran voglia di farsi pubblicare. Ma questo libro, una volta ultimato, si rese subito conto delle difficoltà che avrebbe incontrato nel trovare una casa editrice disposta a pubblicarlo.

In realtà le case editrici non mancavano, anzi abbondavano, ce n’erano a centinaia sparse sul web, ma aveva bisogno di una strategia che l’aiutasse a trovare la più adeguata a una sua possibile pubblicazione. La ricerca fu più ardua del previsto, ma l’aiutò a capire cosa si nasconde dietro la conclusione della sua stesura, di qualsiasi stesura di un altro qualsiasi libro. Dopo un paio d’anni di varie ricerche, si rese conto che, fondamentalmente, le case editrici si possono suddividere in quattro gruppi ed è molto importante valutare attentamente sempre ogni singola opportunità, anche le più lusinghiere, magari parlando quando possibile con altri libri d’autori con qualche anno in più di esperienza disposti a dare preziosi consigli. Dopo queste varie ricerche difatti, si rese conto che, fondamentalmente, le case editrici si possono suddividere in quattro gruppi.

Le casi editrici facili

Le casi editrici facili sono forse quelle più diffuse e quelle che il libro del ragazzo affetto da un problema di attenzione alla disperata ricerca d’editore, odia maggiormente. Le case editrici facili rispondono presto, a volte prestissimo, alla faccia di quelli che ti dicono che ti rispondono dopo minimo 6 mesi, se ti va bene; a volte mentre l’autore del libro alla ricerca d’editore sta ancora rileggendo paranoicamente l’email appena inviata dall’intuitivo titolo “Valutazione Manoscritto” per cercare l’eventuale errore di ortografia che gli avrebbe stroncato la carriera sul nascere.

Le casi editrici facili ti fanno emozionare per circa 2 minuti con la loro pronta risposta, il tempo di leggere i primi 2-3 paragrafi della loro email, grazie all’introduzione che descrive il manoscritto che si è appena spontaneamente proposto come un futuro capolavoro, che ha fatto innamorare tutta la redazione, che rientra perfettamente nella loro linea editoriale e che avrebbe trovato facilmente spazio nelle librerie di tutta Italia. La tipica risposta della casa editrice facile fa più o meno così:

Le scriviamo dopo avere ricevuto un’ottima scheda di lettura del manoscritto che ha inviato in esame alla nostra casa editrice. Il parere favorevole del nostro settore scouting ci ha convinto sul Suo promettente testo, siamo pertanto interessati alla pubblicazione e alla promozione del suo capolavoro.

In allegato inviano già il contratto editoriale formato da 15 lunghissimi punti, i cui primi 14 facevano impazzire di gioia persino al pessimista libro del ragazzo affetto da un problema di attenzione. Ma poi, all’improvviso arriva il quindicesimo punto che ti sbatte in faccia la realtà. Sì perché la casa editrice facile, dopo non aver neppure letto il manoscritto proposto per una valutazione, ti chiede un piccolo contributo spese sotto forma a volte di un acquisto di almeno 200 copie al modico prezzo di circa 2800 euro, oppure ti chiede direttamente i 2800 euro perché il mondo editoriale è duro e non è facile promuovere un autore emergente e bla bla bla. Che poi non capisco perché continuino a insistere con questo mondo così difficile e non si trovano un altro lavoro dove poter guadagnare uno stipendio facile facile e senza prendere in giro.

Le casi editrici impossibili

Le case editrici impossibili sono quelle che non hanno nessuna traccia di richiesta invio manoscritti sulla loro home page e sono, difatti, quelle che il libro del ragazzo affetto da un problema di attenzione alla disperata ricerca d’editore neppure considera, anche perché in fondo il suo sogno non è neppure stare tra un libro di Emilio Fede e le 50 sfumature di grigio/nero. Le case editrici impossibili sono quelle che non ti rispondono neppure al telefono e se sono interessate ti trovano loro, sono quei colossi molto più vicini a una multinazionale che a un laboratorio alla ricerca di nuovi autori da scoprire. Che per carità, al libro del ragazzo affetto da un problema di attenzione non farebbe schifo pubblicare con loro, semplicemente preferisce non perdere tempo contattandole e sperare in un mezzo miracolo.

Le case editrici cool, possibili, ma improbabili

Le case editrici cool, possibili, ma improbabili sono quelle preferite dal libro del ragazzo affetto da un problema di attenzione. Sono quelle che accettano manoscritti d’autori emergenti, che non hanno bisogno di specificare che non sono case editrici a pagamento, che fanno belle copertine, distribuzioni a livello nazionale e a volte internazionale, che pubblicano anche autori che ti piacciono e che leggi, famosi e meno famosi. Sono però difficili da raggiungere, perché il manoscritto deve essere perfetto, impeccabile senza refusi, e deve avere un minimo di riscontro commerciale. Ma vale la pena provare. Il libro del ragazzo affetto da un problema di attenzione ci ha provato con qualcuna, anche con le sue preferite, quelle in cui ha trovato autori con i quali sognava di condividere gli scaffali delle librerie. Una di quelle gli ha anche risposto spiegando il perché non rientrava nei loro piani editoriali e gli ha fatto anche piacere sapere che almeno si sono sbattuti a leggerlo. Eh sì, nel duro mondo dell’editoria anche una risposta negativa di una di quelle case editrici cool, possibili, ma improbabili, provoca un minimo di soddisfazione, ma più che altro spingono a provare con le case editrici appartenenti alla seguente categoria.

Le case editrici boh

Sono quelle in bilico tra le facili e le cool, sono quelle a cui il libro del ragazzo affetto da un problema di attenzione alla disperata ricerca d’editore si è proposto con le più ottimistiche aspettative, ed effettivamente qualcosa si è mosso. Queste case editrici, di solito, si presentano bene, specificano quasi sempre che non chiedono nessun contributo all’autore, ma fanno capire a tale autore che dopo aver scritto finalmente un libro e dopo aver scoperto l’esistenza di case editrici che pubblicano autori emergenti senza spennarli per coprirsi le spese di pubblicazione (guadagnandoci anche qualcosina prima della pubblicazione), scopre altri meccanismi dietro il mondo editoriale che determinano, non dico il successo, ma la diffusione di un libro e di cui bisogna documentarsi meticolosamente: la distribuzione, la promozione e soprattutto la serietà con i royalty (termine molto di moda nel mondo editoriale che rappresenta il pagamento allo scrittore).

Se la casa editrice boh fa bene i tre lavori passa di diritto tra quelle cool, possibili, ma improbabili, altrimenti, tra quelle facili. Il libro del ragazzo affetto da un problema di attenzione alla disperata ricerca d’editore, per esempio, tanto per citare almeno una casa editrice in questo lungo e forse tedioso post, è stato pubblicato da una casa editrice boh, che durante i primi 2 anni si è comportata decentemente in termini di distribuzione, promozione e royalty trovandosi quasi un posto tra quelle cool, possibili, ma improbabili. Si chiamava Libro Aperto International Publishing, gestita e diretta da Antonella Senese, autrice di vari libri dalle copertine harmony che al confronto quelle delle sfumature di grigio/nero potrebbero essere esposte accanto ai capolavori di Picasso al Prado, ma che nonostante tali copertine, il lavoro di direttrice della sua casa editrice lo stava facendo bene. Il problema è che poi, un bel giorno, la suddetta direttrice ha deciso di chiudere battenti, interrompere bruscamente i contatti con tutti gli autori, insultandoli precedentemente solo per aver osato riempirla di email per chiederle spiegazioni ed è improvvisamente scomparsa dal web, eliminando profili Facebook, Twitter, indirizzi email e mandandoci tutti a fanculo con il dito medio alzato. E la cosa più triste è che l’unica sua traccia rimasta sul web, sono quelle sue copertine in stile harmony su Amazon.

La morale della favola in questo post non c’è perché l’autore di tale post e del libro del ragazzo affetto da un problema di attenzione alla disperata ricerca d’editore, oltre a non iniziare mai un libro con “C’era una volta”, non lo chiuderebbe con “morale della favola”. Ma almeno spera che questo possa essere utile ad altri libri d’autori emergenti in cerca di editori, perché in fondo, con un po’ di pazienza, tra le case editrici boh e forse chissà, tra quelle cool, belle e impossibili, una ghiotta opportunità di pubblicazione si può trovare, ma attenzione ai truffaldini che si nascondono dietro opportunità facili, perché pubblicare un libro in modo decente, non è per niente facile.

Consigli utilissimi si possono trovare su questo forum Writer’s Dream

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