Partiamo da qui

partiamo da qui Autore: AA VV
Pagine: 128
Anno: 2017
Casa Editrice: Imprimatur
ISBN: 978-8868305413
Disponibilità: Libro Cartaceo e Versione eBook
Dove acquistarlo: Amazon

A volte mi ritrovo tra le mani dei libri apparentemente fuori dai canoni letterari dei miei autori preferiti. Per vari motivi, a volte per la copertina, altre per la sinossi, appaiono lontani dagli stili che leggo maggiormente, genere realista sporco, o realista e meno sporco, o horror, passando dalle decine di classici che voglio ancora leggere. Tuttavia, siccome non voglio essere come quegli amanti di musica che dicono di ascoltare di tutto, ma che poi pensano che parlo arabo quando chiedo loro se conoscono i Radiohead, o che scappano a gambe levate davanti a un video dei Tool, io da bravo lettore compulsivo ho deciso di leggere di tutto, anche se apparentemente mi ritrovo un libro con caratteristiche lontane dallo stile di uno dei miei autori preferiti. In realtà Partiamo da qui, prima di leggerlo, non sapevo neppure a che genere letterario collocarlo, ma lo vedevo, intuitivamente ed erroneamente, più lontano da quello che leggo e più vicino a quei generi che non prediligo.

Qualche scritto di alcuni autori di Partiamo da qui l’avevo letto su Facebook. Infatti avevo notato da tempo riflessioni, piccoli racconti o aforismi su di un social, che ormai è diventato un nuovo mezzo di comunicazione utile anche per scoprire nuovi autori, e che si unisce ai più classici passaparola e ferie del libro. Avevo letto qualcosa per esempio sul profilo di Beppe Liotta, di cui mi hanno fatto sorridere alcuni suoi brevi racconti. Così ho iniziato la lettura del libro incuriosito proprio dal suo Grigio, racconto meno ironico ma più profondo rispetto ai suoi scritti scoperti su Facebook. Quando parlo di una libro che ho letto non ne racconto mai la storia, o le storie nel caso di raccolte di racconti, ma preferisco parlare di sensazioni provate durante la lettura. La sensazione su questo racconto è che se un autore dedica una pagina per descrivere il muro del suo bagno in una riflessione che l’aiuta a trovare il suo Io interiore senza farmi perdere l’attenzione, quest’autore di sicuro avrà tanto da dire. Spero in futuro di ritrovare in questo suo percorso letterario che forse -non sono sicuro- inizia ufficialmente da Grigio, anche la sua ironia letta sui social che mi ha avvicinato alla lettura del suo racconto.

Dal Grigio di Beppe Liotta sono passato agli altri racconti. Altre sensazioni, sensazioni forti, me le ha date Barbara Barbieri con le sue Caramelle al veleno. Ho provato una certa angoscia, una fitta allo stomaco come se quelle caramelle le avessi mangiate io. Ma poi, per fortuna, è arrivata una delle cose che più mi piace ritrovare nelle mie letture, la musica. Non dico come e perché, lascio al lettore la scoperta, magari vittima a sua volta della stessa fitta allo stomaco provocata da quelle caramelle. Altra sensazione forte accompagnata da una nuova improvvisa angoscia è arrivata con Non è colpa mia di Loredana Mazzone, racconto in cui la protagonista riesce ad andare oltre il suo male, sfidandolo, estirpandolo dalla sua vita, e incamminandosi verso la sua nuova esistenza in un finale semplicemente bello di cui ho sottolineato un paio di passi.

In Partiamo da qui trova spazio anche la poesia. Devo ammettere che pur riuscendo ad appassionarmi a vari stili letterari, non sono ancora riuscito a entusiasmarmi leggendo una poesia. Sono forse l’unico appassionato di Bukowski che di lui ha letto tutto -anche gli aforismi appuntati dai giornalisti più stravaganti durante le loro interviste e pubblicate a nome del mitico Charles nei propri blog- tranne, appunto, le sue poesie. Non sono il miglior critico quindi per le poesie di Diana Mayer Grego, che in bilico sospesa nel vuoto esprime in versi la sua passione nel suo Perdersi e ritrovarsi, e neppure per il Desiderio, la musa e l’Amore di Alessandra Ieraci che sono lì in attesa di chi, meglio di me, può godere di quei versi. Versi che comunque ho letto e apprezzato facendomi persino notare che magari vale la pena fare un passo indietro e leggere i libri di poesia di Bukowski che avevo trascurato.

Riflessioni sul male sofferto e superato, provocato dalla timidezza e da quel fastidioso rossore che ti paralizza in una conversazione senza rendertene conto -che può esser visto come male puro solo da chi l’ha vissuto veramente- e che quasi limita la tua libertà, è il tema centrale di Sei anni di Paolo Stokovac. Il malinconico La Fenice di Sara Schifano ha varie chiavi di lettura che il lettore può divertirsi a scoprire, ma per me è soprattutto un inno al fascino della letteratura. Ancor più malinconico è Abitato di Antonella Munafò, che più che un racconto è una lettera che va letta per capirne il significato e viverne le emozioni espresse dall’autrice. Il cinismo del mondo aziendale fatto di gente senza sentimenti che fa invidia a quella de L’invasione degli ultracorpi, fa da cornice a Il colloquio di lavoro di Martina Seleni. Mondo in cui la protagonista cerca non con poche difficoltà la propria felicità.

Menzione speciale a Bpm di Valentina Cervi e Vita da marciapiede di Anna Pia Fantoni, ma solo per una questione di gusti personali che non toglie nulla alle sensazioni vissute durante la lettura e appena raccontate. Bpm mi è sembrato il racconto più spontaneo. Corsa, riflessioni, messaggi lasciati con fluidità al lettore che si potrebbe quasi immaginare accanto alla protagonista correndo e riflettendo al suo fianco, monitorando i bpm. Vita da marciapiede, invece, ha quello che più mi attira in una storia, l’originalità nel raccontarmi qualcosa in un modo in cui nessuno aveva fatto prima.

Tutti i racconti hanno qualcosa da dire, sono belli i messaggi, sono tante le emozioni, ma su una cosa sinceramente ho storto un po’ il naso. Questo è un mio parere personale, forse la mia è stata solo una sensazione che non ha nulla a che vedere con il lavoro svolto dagli autori, che invito eventualmente a smentirmi se ne avranno voglia. Leggendo la quarta di copertina non mi ha convinto la definizione di rispetto per il lettore come elemento primario della scrittura di qualità. Leggendo anche la prefazione ho avuto la conferma di questa mia sensazione che gli autori abbiano scritto i propri racconti con il “freno a mano alzato”, un po’ bloccati come se volessero entrare nell’animo del lettore assecondandolo, senza disturbare, in punta di piedi. Io invece, da lettore compulsivo mi aspetto da uno scrittore che mi convinca entrando spalancando la porta con energia, sbattendomi in faccia la sua realtà, facendo rumore e senza peli sulla lingua.

Ho avuto la sensazione che il freno a mano sia stato abbassato a metà nei racconti finali scritti in gruppo, e sono proprio curioso di scoprire se in futuro gli undici autori abbasseranno completamente il freno a mano, sempre se questa mia sensazione rifletta la realtà.

Annunci

2 commenti

  1. Grazie, innanzitutto, per averci dedicato il tuo tempo e lo spazio nel tuo blog, esprimendo apertamente le tue sensazioni. Riguardo al “freno a mano” mi sento di smentire la tua percezione in quanto il rispetto del lettore, per come ci è stato insegnato, contempla una scrittura che pur esprimendo con energica prepotenza la propria realtà deve essere attenta a mai sminuire, turbare o offendere chi avrà tra le mani la sequenza di pagine da leggere.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...