Senza coda – Recensione

… Il sole fu uno schiaffo in faccia. Sembrava ancora più acceso una volta superata la fontana e le siepi. Là, nel bosco rado che portava alla piccola casa, la luce accecava ogni cosa, superava le foglie degli alberi e si schiacciava al terreno e lo spaccava. Si appoggiava sull’erba un po’ verde e un po’ secca. Era il rosso dei pomodori, era il viola delle prugne. Anche il muro della piccola casa diventava ancor più bianco, quasi arso, quasi crepato nel suo calore che mangiava ogni cosa lì attorno …

 

campo-di-concentramento-senza-lacrime Autore: Marco Missiroli
Pagine: 160
Anno: 2017 (Prima edizione del 2005)
Casa Editrice: Feltrinelli
ISBN: 9788807889042
Disponibilità: Versione E-book e Libro Cartaceo
Dove acquistarlo: Feltrinelli

Tempo fa lessi la recensione di questo libro sul blog di letteratura Telegraph Avenue, fonte di autori interessanti da scoprire, soprattutto italiani e statunitensi, tra cui nomi divenuti ormai classici, come Roth e Foster Wallace. Quella recensione m’incuriosì non poco, tanto da farmi acquistare Senza coda, tra l’altro vincitore del premio Campiello Opera prima del 2006, durante una delle mie visite in Italia. Il libro mi è piaciuto molto, per la storia e soprattutto per lo stile dell’autore.

Il romanzo racconta la vita di Pietro, ragazzino di un posto mai svelato ma percepito, che va a caccia di lucertole, fa merenda in compagnia del giardiniere Nino che lavora per la sua misteriosa famiglia, e fa i compiti con il suo amico del cuore Luigi di cui non comprende la sua intelligenza nonostante avesse la testa della sua stessa dimensione. Viaggia nella sua fantasia con l’auto del padre, la Bianca, insieme a sua madre, Luigi e al giardiniere. Tra le lucertole catturate e i pomeriggi trascorsi con i suoi inseparabili amici, Pietro attende che passino i tre giorni che lo separano da un misterioso incontro con un certo Carmine, annunciatogli dal suo altrettanto misterioso padre con la frase “Fra tre giorni ci vai da Carmine, a papà?”. Quella frase spaventa Pietro e Luigi e li accompagna in un’avventurosa ricerca della verità, in un sinistro quartiere di una città impaurita e omertosa. Leggendo ho pensato a quei film d’avventura statunitensi degli anni ottanta dove le belle amicizie facevano da cornice alla vita di adolescenti alla scoperta del mondo degli adulti, crudele e spietato, come accade in Stand by me e i Goonies. Quel viaggio di Pietro e Luigi tra sogni, lucertole, e quell’affetto incondizionato provato per gli amici veri verso la scoperta del significato di quella frase, lascia il lettore in una trepida attesa, desideroso di sapere chi è Carmine e qual è il suo ruolo nella vita dei due ragazzini.

Quando leggo un nuovo autore, nasce spontaneo dentro di me il paragone con altri scrittori che conosco. I nuovi autori mi possono piacere perché magari mi ricordano Saramago, o Bukowski, o qualsiasi altro grande scrittore di cui ho letto tutto quello che si poteva leggere e che il mio inconscio cerca tra le nuove leve. Tuttavia nel caso di Missiroli ho trovato un autore originale, perlomeno se confrontato a tanti alti scrittori che conosco, motivo che mi ha spinto a parlare di questo suo libro d’esordio. Raccontata in terza persona, la storia presenta un mondo visto con gli occhi di un ragazzino malinconico che osserva, riflette e agisce impaurito dal padre violento che lo manda da Carmine per un motivo mai svelato chiaramente, ma spiegato a poco a poco attraverso i pensieri di Pietro e alle sue innocenti conversazioni con Gesù. L’autore descrive odori, sensazioni, colori e sapori, vissuti da Pietro, ma in un modo cosí realistico da farli vivere anche al lettore. Il romanzo è ambientato in Sicilia, ma la Sicilia non si nomina mai, si percepisce dalle descrizioni del protagonista. Così come si percepisce la malavita, la sua violenza e le sue ingiustizie, che Pietro scopre e vuole cancellare dalla propria vita, in un finale malinconico e geniale.

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