Splendido visto da qui – Recensione

… Ciò che nella storia appare in forma di tragedia, la seconda volta si presenta in forma di farsa, la terza in dvd e la quarta come sedativo. Ecco, la quarta è dove vivo io e mi trovo benissimo …
campo-di-concentramento-senza-lacrime Autore: Walter Fontana
Pagine: 290
Anno: 2014
Casa Editrice: Giunti
ASIN: B00KQQ91GM
Disponibilità: Versione E-book e Libro Cartaceo
Dove acquistarlo: Amazon

Oggi torno a parlare di un libro di Walter Fontana, dopo la recensione a Visto che siete cani che si può leggere qui. Quel libro mi era piaciuto tantissimo ed ero curioso di leggere qualcos’altro di Fontana. Splendido visto da qui mi ha stupito non poco e lo trovo persino migliore del precedente.

Kralnikov, Leo e Ned sono tre netturbini speciali di cui Leo racconta la storia in prima persona, in un 1979 che si ripete ciclicamente ogni dieci anni. Il romanzo è infatti ambientato in una società dispotica dove per eliminare l’insicurezza e la paura del futuro vengono creati cinque luoghi ognuno con l’ambientazione di un decennio del passato. Si può così decidere di vivere a Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta o Zero. In ogni luogo rappresentato da un determinato periodo si vive sempre lo stesso decennio, che si ripete in un angosciante loop che non si può abbandonare. Difatti, si possono spostare da un decennio all’altro, o da un luogo all’altro, solo persone autorizzate, come poliziotti, netturbini e funzionari, mentre tutti gli altri si ritrovano obbligati a vivere sempre lo stesso decennio. Così che chi vive ad Ottanta, ogni 1984 vissuto, assisterá all’uscita di Like a virgin di Madonna, evento visto ogni volta con uno spirito diverso a seconda dell’età in cui si vive.

I netturbini ripuliscono le case ogni fine decennio, per riportarle alla fine del decennio anteriore. In quelle case devono verificare che i cittadini abbiano rispettato le leggi e le abitudini del proprio decennio. È per esempio illegale possedere un DVD a Settanta, o ascoltare David Bowie a Sessanta durante i primi anni del decennio. Ogni oggetto fuori decennio trovato dà punti premio al netturbino e mette nei guai il trasgressore che l’ha usato. Si convincono i netturbini, uomini di legge, che è illegale una sciocchezza come ascoltare Abbey Road dei Beatles prima del 1969, facendo sentire i poveri trasgressori appassionati del quartetto di Liverpool dei delinquenti, magari solo per aver ascoltato Come Together nel 1965. Kralnikov è quello duro che rispetta e ubbidisce al Sistema, e va a caccia di trasgessori per fare punti e vincere i premi lavoro, tipo una squallida vacanza in un posto indefinito con spiaggia. Ned è quello neutro che fa il lavoro che gli tocca senza lamentarsi, e di Leo dico solo che è il protagonista della storia che si sviluppa dentro questo mondo di decenni ciclici, di cui non svelo nient’altro e che invito a leggere.

Qui mi soffermo su quei dettagli che mi hanno fatto riconoscere le assurdità che viviamo realmente imposte dal nostro di Sistema, sensazioni che avevo avuto con capolavori della letteratura divenuti ormai dei classici, come 1984 di Orwell e Fahrenheit 451 di Bradbury. Chi non rispetta le leggi sensa senso è un delinquente e viene usato come capro espiatorio per allontanare l’attenzione della massa dai trasgressori di leggi che stanno ai piani alti, i delinquenti veri, quelli che guidano il Sistema. Chi legge un Topolino degli anni ottanta a Novanta è un delinquente, mentre chi ruba soldi pubblici sotto gli occhi di tutti, è l’eroe che ti salva dal delinquente. È una storia attuale dove i poliziotti che aiutano i netturbini a cercare i trasgressori, chiamati travellers in questo romanzo Orwelliano, si chiamano Squadre Speciali e sono autorizzati a picchiare il poveraccio di turno che riesce a racimolare un Magnun che si vende legalmente solo a Zero da gustare a Settanta. Tanta tecnologia, tante comodità ma, come contrappasso, un non so che nell’atmosfera che favorisce l’approdo di troppi cretini nei posti di comando. Inoltre, nel romanzo si può leggere di investitori asiatici che approfittano di corruzione, ignoranza, arroganza e populismo dei nostri politici, per comprare l’Europa e sottometterci tutti. È una storia che fino a qualche anno fa mi sarebbe sembrata fantascienza, e che invece ora mi fa venire i brividi.

Splendido visto da qui raccoglie in un solo libro la mia passione per le distopie e lo stile sarcastico del suo autore. Le chiacchiere al bar dove si riuniscono i protagonisti a Settanta mi hanno ricordato Bar Sport di Benni. Il romanzo mi ha ricordato anche Panino al prosciutto di Bukowski, quando Leo parla della sua infanzia sballottata tra due genitori divorziati dalle bizzarre vite, di cui uno vive a Sessanta e l’altro a Ottanta. Fontana è un autore che mi ricorda anche la Beat Generation, riunisce nei suoi libri tanti curiosi personaggi, aneddoti e dettagli che rendono piacevole la lettura di storie mai banali. Il soggiorno di mia madre era dipinto con l’alfatone (grigio punteggiato di macchioline bianco-giallo-nero, come se una strage di api fosse stata compiuta da quelle parti e quella fosse un’istallazione, un Muro del Ricordo delle Api). Quando leggo Fontana penso alla quotidianità di tanti italiani, alle conversazioni con frasi fatte, all’impossibilità d’integrarsi di chi non riesce a vivere con le regole inutili del Sistema che seguono tutti e che ti fanno vedere come un tipo strano solo perchè tu, quelle regole, non le comprendi.

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