Elsa Morante

L’isola di Arturo è stato un romanzo presente nella mia lista di libri da leggere per diversi anni. L’ho comprato finalmente l’anno scorso a Barcellona, in una bancarella di libri italiani per la festa di ‘Sant Jordi’. Quel libro mi ha affascinato così tanto da farmi leggere quasi tutta la bibliografia di Elsa Morante in meno di un anno. In questo post vi racconto perchè mi è piaciuta così tanto la prosa dell’autrice romana.

Tra i temi trattati dalla Morante troviamo sempre rapporti particolari tra madri e figli, fratelli e sorelle, in famiglie diverse tra loro ma sempre singolari, difficili da comprendere, dove si manifestano sentimenti intensi e contrastanti, e dove a volte l’amore si trasforma improvvisamente in odio. Troviamo spesso confronti tra culture, soprattutto tra quella italiana e quella spagnola, confronto in questo caso a me molto caro, visto che mi muovo e vivo tra i due Paesi. Le diverse tradizioni tra le culture fanno da sfondo alle storie principali. Ma fanno da sfondo ai suoi romanzi affascinanti anche gli eventi storici che hanno martoriato quelle culture, in modo oggettivo. Le dittature in Europa e nel resto del mondo ne La Storia o la guerra civile spagnola in Aracoeli per esempio. Altro tema ricorrente è l’amicizia senza limiti di età, bella e intensa tra adolescenti, tra ragazzi e adulti, in relazioni in cui i più giovani ammirano e rispettano gli amici più grandi, affascinati dalla maturità e dall’esperienza di quest’ultimi. Elsa Morante ha raccontato tutto questo in una prosa elegante, in vicende ambientate in un contesto storico ben definito, e arricchite da componenti quasi magiche amalgamate con armonia al realismo. La sua prosa è anche arricchita dai modi di parlare delle diverse culture che popolano i suoi romanzi. I dialetti romani, calabresi e napoletani o lo spagnolo, si mischiano all’italiano senza interferire mai in quell’eleganza.

È stata un’autrice provocatrice, ha raccontato storie anticonformiste, vite nate da uno stupro ne La Storia, amori omosessuali in Aracoeli, addirittura un quasi incesto ne L’isola d’Arturo. La Storia è per me un romanzo perfetto, è un ripasso degli eventi storici cardini del 900 a livello mondiale, che fanno da sfondo alle vicende dei suoi personaggi raccontate con malinconia e con la sua solita eleganza. La Storia è un dramma toccante fatto di altri piccoli drammi, tra le due guerre mondiali e i corrispettivi dopoguerra. Tuttavia è anche spensieratezza grazie a uno dei protagonisti che durante il secondo dopoguerra se ne va in giro curioso a scoprire il mondo con il suo cane. Useppe con la sua cagna Bella da soli creano una storia nella Storia, con quella spensieratezza calviniana resa celebre da Marcovaldo.

 

Per le sue provocazioni e temi controcorrente Elsa Morante mi ha ricordato a tratti Virginia Woolf, anche se la trovo più piacevole da seguire per il suo stile fluido. Reputo molto belli anche i suoi racconti de Lo Scialle Andaluso, dove ho trovato, a parte le sue solite provocazioni, delle componenti mistiche e di terrore. Così che considero la Morante un’artista completa in grado di provocare emozioni trattando diversi generi. Mi ha provocato persino paura leggendo alcuni dei suoi racconti.

Elsa Morante per me è stata anche una visionaria, parlava di temi a lei contemporanei come se volesse dare un messaggio ai propri lettori di qualcosa che stava nascendo, e di cui difficilmente ci saremmo liberati. Corsi e ricorsi storici, sempre presenti nelle nostre vite, passate, contemporanee e future.

Mussolini ha ideato una formula demagogica per il rafforzamento del proprio potere di base. Essa agisce specialmente sui ceti medii, che ricercano nei falsi ideali (per la loro dolorosa incapacità dei veri) una rivincita della propria mediocrità: e consiste nel richiamo alla stirpe gloriosa degli Italiani, eredi legittimi della Massima Potenza storica, la Roma Imperiale dei Cesari. Per merito di questa, e altre simili direttive nazionali, Mussolini verrà inalzato a «idolo di massa» e assumerà il titolo di Duce.

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