7 libri e la musica

Una delle cose che più apprezzo nella letteratura è la sperimentazione. Amo generi letterari e autori che propongono qualcosa di nuovo, come il grande Saramago e la sua punteggiatura unica; o le paranoie che Chuck Palahniuk crea nei suoi libri alternando nel testo pezzi di frasi, suoni, dialoghi, o gesti che si ripetono ciclicamente; o ancora il continuo laboratorio sperimentale di Douglas Coupland che inserisce nelle storie spot pubblicitari, immagini, slogan o lunghe sequenze di bit. In questo post parlo di 7 libri i cui autori hanno sperimentato creando atmosfere alternative con la musica. 

Inizio proprio con un libro di Douglas Coupland: Girlfriend in a coma. Il titolo in italiano è stato tradotto letteralmente rovinando l’omaggio che l’autore canadese ha fatto all’omonimo pezzo degli Smiths. Il romanzo inizia fedele al testo della canzone in cui il protagonista narra le sue sensazioni sul coma della fidanzata, ma poi devia verso un trip assurdo che spazia tra la distopia e il dramma. Una storia che qui non racconto ma che consiglio di leggere. In realtà Coupland omaggia la band inglese introducendo nel testo del libro anche titoli di altri pezzi e dischi come le bellissime Bigmouth Strikes Again e Hand in Glove. Sinceramente non so come questo sia stato tradotto nella versione italiana. Coupland ha regalato un omaggio simile anche ai Beatles nel suo Eleanor Rigby, altro suo libro per me bellissimo ma di cui non parlo per evitare di concentrare tutto il post su di lui. Per approfondire le opere di Douglas Coupland v’invito (se vi possa interessare) a leggere il post che ho dedicato al suo mondo letterario e che potete trovare qui.

Norwegian wood di Harumi Murakami inizia con un flashback raccontato dal protagonista su un aereo atterrato ad Amburgo, al suono, appunto, di Norwegian Wood dei Beatles. L’omaggio al pezzo del quartetto di Liverpool in realtà si conclude qui, ma la musica ha avuto un ruolo determinante nella stesura di tutta l’opera. Per esempio Murakami ha raccontato di aver ascoltato centinaia di volte Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band durante la scrittura del libro, album che in qualche modo ha condizionato la storia e lo stile. Della vicenda non racconto nulla visto che qui parlo di come la musica abbia influenzato la creazione del romanzo. Come per Coupland, se vi va di approfondire Murakami secondo il mio punto di vista, v’invito a leggere il post che gli ho dedicato qui.

Nick Hornby è un autore inglese di successo per la sua ironia british, i suoi personaggi riflessivi, e le passioni per musica e sport, sempre citati nelle sue opere. Per me è schiavo del suo stile e si ripete troppo; High Fidelity (intitolato Alta Fedeltà in Italia) è comunque uno di quei libri che consiglio perché lo trovo esilarante e, a mio avviso, racchiude il meglio del mondo letterario di Hornby. La storia è ambientata a Londra negli anni novanta e il suo protagonista è un trentacinquenne frustrato per essere stato lasciato dalla donna che amava e che lavora in un negozio di dischi. La particolarità dell’opera, a parte l’ironia di Hornby, è che la storia viene raccontata usando spesso delle classifiche su tutto ciò che riguarda la vita del protagonista, proprio come quelle musicali che ama così tanto.

Passo ora a un’opera di un amico scrittore di talento che ho avuto la fortuna di conoscere qualche anno fa al Salone Internazionale del Libro di Torino: Long playing di Giovanni Vannozzi. Il libro è una raccolta di racconti suddivisa in due parti proprio come un vecchio Lp: Lato A che racconta gli anni ’80 a ’90 e Lato B che invece ripercorre gli anni ’90 e 2000. L’omaggio alla musica consiste anche nella descrizione di suoni e rumori che accompagnano il lettore in un viaggio nostalgico della provincia italiana. Long playing è un libro che ho amato e di cui, qualche anno fa, scrissi una breve recensione che si può leggere qui.

Un altro romanzo che racconta la provincia italiana, o meglio parte della provincia italiana, è Gramsci in cenere di Alda Teodorani. Si tratta di un libro strano, corto e senza dialoghi, che in meno di 100 pagine racchiude la realtà di una generazione alla ricerca esasperata di una dose. Narra in modo crudo e realistico le vicissitudini di un gruppo di amici con problemi di droga, racconta di morte e di reietti, d’apatia in un bar frequentato da vecchi depressi e tossici. Ma è anche un piccolo libro di formazione che, a modo suo, racconta sentimenti e paure celate dalla dipendenza di ragazzi di provincia. La presenza del libro in questo post musicale è dovuta alla sua splendida colonna sonora, che raccoglie per esempio pezzi di Lou Reed e David Bowie, e accompagna il lettore in questo viaggio malinconico.

Il titolo Plainsong di Kent Haruf (in italia tradotto Canto della pianura) si riferisce a un tipo di canto sacro, unisono, sobrio e senza accompagnamento musicale. L’autore statunitense ha scelto un titolo che rappresenta il suo stile di scrittura nell’opera, essenziale come una “plainsong” che senza fronzoli arriva dritta all’animo del lettore. I personaggi di Haruf in questo romanzo sono semplici ma hanno tanto da dire, sono completamente diversi tra loro ma riescono a convivere con armonia. Un’armonia sobria ed emozionante come appunto una plainsong.

Jack Frusciante è uscito dal gruppo si riferisce alla reale uscita di John Frusciante dai Red Hot Chili Peppers in un periodo in cui il gruppo californiano era all’apice del successo. Enrico Brizzi spiega questa scelta nel suo romanzo più importante scrivendo una riflessione del protagonista, meditativo e deluso dalla vita, sull’uscita dal gruppo come simbolo dell’uscita dagli schemi sociali. Per me è il romanzo di formazione per eccellenza italiano della mia generazione e mi piace definirlo il nostro Holden, anche se di un’altra epoca e un’altra cultura rispetto al classico di Salinger.

E voi vorreste segnalare romanzi di autori che hanno sperimentato creando atmosfere alternative con la musica?

14 commenti

  1. Molto interessante questo post! Ti segnalo il libro di Mauro Pagani, Foto di gruppo con chitarrista. Il co-fondatore della PFM ha scritto questo romanzo
    autobiografico ambientato nella Milano di fine anni ’60 e inizio ’70, raccontando il mondo dei musicisti e delle case discografiche milanesi. Bello perché è anche un affresco generazionale che racconta i movimenti giovanili, il fermento, il cambiamento. E anche il clima pesante degli anni di piombo. Un bel romanzo non solo per gli appassionati di musica.

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  2. Ah, mi è venuto in mente anche Norwegian blues, di Levi Henriksen – ne avevo parlato un po’ di mesi fa – che racconta in modo ironico e a tratti esilarante di un produttore discografico un po’ in disgrazia che casualmente si imbatte in un trio di ex cantanti soul e decide di fargli incidere un ultimo disco. Ultimo perché il famoso trio è ormai ottantenne. Un libro piacevole con tante citazioni musicali.

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  3. Ottimi consigli che metto volentieri in lista, avendo letto solo Murakami e Brizzi. ^_^
    In tema musicale, posso segnalare “A voce nuda” di Michel Faber, romanzo breve (racconto lungo?), dove un gruppo di cinque cantanti inglesi si ritira in un castello del Belgio per provare un brano molto difficile. La convivenza forzata porterà ad uno sconvolgimento nelle loro vite.

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  4. Complimenti tutti libri che conoscevo, uno più bello dell’altro. Se vuoi ti consiglio “Visioni Rock” di Lewis Shiner, in cui, un riparatore di stereo per una strana correlazione dello spazio-tempo che crea nel suo laboratorio, riesce ad andare nel passato, e seguendo il suo amore per la musica porta a termine dei capolavori del passato, rimasti incompiuti da parte di grandi artisti, tra lo stupore degli addetti del suo tempo presente. Magnifico e surreale!

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