I consigli letterari non sono mai abbastanza XI – Dylan Dog e Tiziano Sclavi

I fumetti di Dylan Dog hanno rappresentato per tanti anni la mia lettura preferita. Ne ero ossessionato, ero persino riuscito a trovare quasi tutti i numeri in versione inedita fino al 200. Oggi parlo di Dylan Dog perché durante la mia adolescenza mi ha fatto fraintendere il mio interesse per la lettura, facendomi credere un appassionato di fumetti, quando invece la mia vera passione è stata sempre la letteratura. Iniziai a rendermi conto che il mio legame a Dylan Dog fosse dovuto alla mia dedizione verso la letteratura perché quando mi chiedevano quali altri fumetti leggessi mi bloccavo. Questo mi capitava perché in realtá a parte Dylan Dog, qualche storia di Hugo Prat e Guido Crepax, i fumetti non m’interessavano proprio. Addirittura ho sempre odiato numerosi fumetti ben più celebri di Dylan Dog, soprattutto i pochi manga che ho letto e quelli dei vari supereroi tutti pressoché uguali di Marvel, DC e compagnia bella. Ma sull’origine del mio odio verso i supereroi statunitensi probabilmente scriverò un altro post.

Perché qui vorrei concentrarmi su quello che mi ha spinto a parlare di Dylan Dog, da appassionato di letteratura. L’indagatore dell’incubo difatti, è per me un personaggio letterario, per la sua personalità, i suoi vizi e le sue ossessioni. Dylan Dog è poesia, arte, dramma e ironia. Crede nel suo lavoro d’indagatore dell’incubo così tanto da farlo diventare reale, e in effetti ogni incubo che indaga è reale, persino quando viene mascherato da zombi o vampiri. Nel tempo libero impara a suonare il clarinetto da autodidatta invece di allenarsi saltando da un tetto all’altro. Ti racconta il Regno Unito con il suo fascino, il suo maltempo, i suoi orrori che nel fumetto funzionano grazie alle sue atmosfere cupe. Dylan Dog non subisce un insolito incidente che lo fa diventare un supereroe, lui è uno qualunque, affascinato dall’arte, difensore degli animali e dei più deboli. Oggi potrebbe essere definito un “buonista” qualunque, che di questi tempi si deve difendere quando viene attaccato per esprimere la propria bontà. In effetti oggi un buonista che si difende è per me un eroe, come Dylan Dog, appunto.

Ad un tratto, improvvisamente, smisi di leggerlo perché era diventato un personaggio che si stava estendendo all’infinito. Per me Dylan Dog non essendo il semplice protagonista di un fumetto, doveva giungere a una fine e non poteva proseguire la sua esistenza per mano di autori che non erano Tiziano Sclavi, il suo ideatore. Continuare a mantenere vivo Dylan Dog tra le mie letture non aveva senso. Sarebbe stato come se Hank Chinaski fosse vissuto in eterno tra i romanzi di Bukowski, o Nathan Zuckerman tra quelli di Roth o ancora Arturo Bandini tra i libri di Fante. Dylan Dog ha avuto una fine tra le mie passioni letterarie, ma resterà di fatto una delle mie letture preferite.

Tiziano Sclavi non è solo Dylan Dog. È un autore di cui ho letto anche quasi tutti i suoi libri. Trasmette quella stessa poesia e malinconia che ho trovato nelle sue storie di Dylan Dog anche nei suoi romanzi. I suoi personaggi sono sempre potenti per quello che trasmettono. Tristezza vissuta da “freak” isolati dal Sistema, come nel bellissimo Mostri, o apatismo di gente normale come in Non è successo niente. Sclavi ha anche scritto romanzi di storie di terrore, meno conosciuti, ma altrettanto belli. Tra questi cito Apocalisse e Sogni di sangue. Il primo racconta una storia che puó sembrare banale per il titolo, ma che mi ha mantenuto attaccato al libro dalla prima all’ultima pagina per come racconta una rilassante vacanza vissuta da una giovane coppia che si trasforma a poco a poco in una terrificante apocalisse. Il secondo è una raccolta di quattro racconti dove ritroviamo le suggestive angosce e paure ampiamente trattate nei Dylan Dog. Dopo Non è successo niente del 1998, l’ultimo romanzo di Sclavi che non ho ancora letto, Il tornado di valle Scuropasso, risale al 2006. Poi il nulla, peccato.

basta smetto basta smetto
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