La Straniera – Recensione

…Scrivere te stessa significa ricordare che sei nata con rabbia e sei stata una colata lavica densa e continua, prima che la tua crosta si indurisse e si spaccasse per lasciar affiorare una specie di amore, o che la forza inutile del perdono venisse a levigarti e ad appiattire ogni tuo avvallamento …
Autore: Claudia Durastanti
Pagine: 285
Anno: 2019
Casa Editrice: La Nave di Teseo
Disponibilità: Libro cartaceo e versione digitale
Dove acquistarlo: Ibs

Se vi piace leggere storie di famiglie bislacche e disfunzionali, di esperienze di vita e di viaggi, di cambi di clima e abitudini che vi fanno sentire sempre un estraneo fuori luogo, leggete La Straniera, altrimenti, lo dico senza fronzoli, no. Perché questo romanzo è più che altro vita. Vita affascinante, ingarbugliata, a tratti irrealistica. Il flusso della narrazione è alternativo perché è come se qualcuno raccontasse, tra le altre cose, la Basilicata di una dimensione parallela dove una professoressa delle scuole superiori parla alle sue alunne sulla reciprocità del sesso orale e i viaggi cosmici. Il romanzo non ha un vero e proprio plot, ha un inizio ma non una fine, ha fiumi di parole che aprono riflessioni e aneddoti a volte piacevoli e altre che non apportano nulla alla storia che non c’è. Di solito gli scrittori giramondo mi piacciono perché sanno trasmettere sensazioni, colori, rumori del posto, conoscono perfettamente le abitudini e le tradizioni che descrivono, se poi sanno usare ironia e malinconia ne esce fuori un libro potente come la prima parte di questo. Chiuderò il post con le delusioni della seconda parte. I personaggi sono esagerati: troviamo caricature di italoamericani, di reietti e di donne maltrattate. Quindi il libro di realistico ha solo la sensazione della straniera che non si sente mai a casa. È un romanzo strano, tanto, che fluisce, ma, come ho accennato, fino a un certo punto.

Trovo bella l’idea dei genitori sordi della protagonista e di come lei riesce ad adattarsi. In USA un’idea così ha regalato un Oscar, chissà quanto ci avrà pensato la Durastanti. La madre vive per la strada insieme ad artisti e reietti, e viene maltrattata psicologicamente dal marito. Il padre pur non sentendo va al cinema e resta affascinato dai personaggi di cui cerca di imitarne le vite, è truffaldino, ladro e alcolizzato. Sembrano quasi due supereroi, la buona e il cattivo in conflitto, ma che si cercano grazie alla loro comune sordità. Danno alla luce “La Straniera” che si muove e filosofeggia tra la Basilicata, Brooklyng e Londra. L’autrice ha uno stile particolare, i concetti sono frammenti nascosti dietro un testo senza dialoghi e denso che messi insieme creano gli aneddoti della straniera e la sua famiglia. Già, perché in fondo si tratta solo di una raccolta di aneddoti. Trovo nello stile dell’autrice una forte influenza di Ali Smith. Io difatti, ancora una volta, non mi sento di consigliarla a tutti come mi capita spesso con la scrittrice scozzese. Sono entrambe autrici potenti, penne eleganti e mai banali (quasi mai nel caso della Durastanti), ma troppo alternative e adatte a un pubblico che ama letture particolari. La differenza principale tra le due è che Ali Smith i plot ce li ha ed è meno verbosa.

Ne La Straniera sono innumerevoli le citazioni a film, musica, opere d’arte e fumetti; Automatic for the people dei REM s’incrocia con River Phoenix aka Charla Chambers in Stand by me, per esempio. Il problema è che le troppe citazioni sono rischiose: se ti piace il post punk e hai vissuto in Inghilterra pensando di trovarti a Mordor le citazioni te le godi, altrimenti ti annoi. Ma il problema vero del libro è che a un certo punto le riflessioni della protagonista iniziano a fagocitare gli aneddoti. Il romanzo diventa all’improvviso un monologo prolisso su argomenti di cui non me ne frega nulla. Salvo le prime 200 pagine ma le rimamenti 85 le ho trovate di una noia mortale, pensavo di ascoltare un individuo colto che cercava di convincermi della propria conoscenza raccontandomi il nulla. Questo è il suo secondo libro che leggo, avevo provato sensazioni simili con Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra anche se mi era piaciuto di più. Ho in lista un altro suo romanzo in cui spero di trovare anche un plot con uno stile meno prolisso e di cui parlerò prossimamente, forse.

5 commenti

  1. Ciao Alessandro, date le tue premesse e promessa qualche tempo fa, attendevo la tua recensione. Innanzitutto i complimenti per la struttura della tua analisi. Sei stato molto attento nello sviscerare tutti gli angoli di questo romanzo. Vedo che dopo la lettura e la tua analisi, le nostre conclusioni su questo lavoro, non divergono molto. Anche se la tua opinione fosse stata diversa, resta comunque il rispetto per la tua approfondita disanima, e poi siamo pur sempre, per una buona percentuale nel campo del “soggettivo”.

    Non voglio aggiungere altro, sai la mia al riguardo.

    Grazie per aver condiviso la tua recensione. Una buona settimana.

    Fritz

    Piace a 1 persona

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